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Gli albergatori: «Tra industria e turismo una fratellanza inquieta»

«L’intervento di Roberto Aloisi, segretario generale Cgil Siracusa sulla “tipicità” del turismo siracusano, induce a qualche pacata riflessione, almeno su tre questioni di stringente attualità.

Primo. Soltanto svagati osservatori reggerebbero l’ipotesi che il turismo, in Italia e quindi anche nella nostra città, possa sostituirsi al valore produttivo dell’industria. Oltre che utopistico, sarebbe vera follia ammetterlo. L’industria, nel territorio siracusano, ha determinato – nel passato, oggi assai meno – migliaia di posti di lavoro. E ciò va riconosciuto. Ma è altrettanto vero che essa, l’industria, ha proliferato notevoli danni, a causa delle emissioni inquinanti, danneggiando l’ambiente e la salute degli abitati. Lo scenario dipinto dall’Istat, a gennaio scorso, circa il nuovo calo tendenziale dell’industria italiana, rafforzato da Banca d’Italia che prevede in peggioramento le aspettative economiche, dovrebbe invitarci a essere più riflessivi nel fare confronti e affrettate valutazioni.

Secondo. Il turismo, al contrario, vive un momento dinamico, di grande sviluppo nella sua complessità. I dati a consuntivo elaborati dall’Osservatorio regionale del turismo e confermati dall’Istat, dimostrano che la nostra città: nel 2015 contava appena 399.926 presenze di italiani e 280.224 stranieri. Totale 680.150; nel 2024 ha pressoché raddoppiato i flussi turistici, sommando: 563.335 presenze di italiani, 649.343 stranieri, totale 1.212.678, il 19,9% in più sul 2023.

Per una visione d’insieme, è bene rilevarlo, Taormina “chiude il 2024 in lieve calo (-1,45%), sommando dal 1° gennaio al 31 dicembre dello scorso anno 1.367.708: -17.693 presenze in meno. Nella sostanza Siracusa, alla fine del 2024, ha uno scostamento in meno di soggiorni da Taormina di appena 155.030. Soltanto il 12% in più di Siracusa. Differenza che si stima di agguantare e superare nel giro di due anni, se non addirittura già da quest’anno.

La proiezione per i prossimi tre anni fa stimare che saranno ospitati quasi 2 milioni di turisti tra italiani e stranieri. Di codesti successi dovremmo essere tutti orgogliosi. Siracusa ha intrapreso un percorso turistico di grande spessore e continua a esercitare, a dispetto di molti, un’attrazione turistica irresistibile. L’obiettivo che si propone l’imprenditoria alberghiera è di far divenire la nostra città, attraverso un turismo sostenibile, non invasivo, tutelando la componente speciale e preziosa dei residenti in Ortigia, una destinazione che possa generare un turismo destagionalizzato, ossia 12 mesi l’anno. In grado di generare benessere economico e nuovi posti di lavoro per i nostri giovani. Le prospettive ci sono tutte. Per realizzarle bisogna essere uniti, estraniando furbizie, calcoli e risentimenti.

Terzo: Gli albergatori siracusani hanno sempre avversato l’amministrazione comunale per le fallaci soluzioni ai mali endemici della città: viabilità, parcheggi scambiatori, decoro urbano, igiene, accessibilità e qualità dei servizi per cittadini e turisti. Ottenendo poco o niente. Non possiamo, quindi, sentirci soddisfatti: sarebbe ipocrita ammetterlo. Impraticabile sostituirci alla governance della città per risolverli. L’assenza di interventi incisivi non può, tuttavia, implicare l’atmosfera conflittuale che da qualche giorno sembra emergere, da esponenti smarriti e contraddittori (che sostengono di essere esperti di economia e servizi) i quali, ci sembra di poter dire, non mirano a risolvere i problemi, ma piuttosto a generare “odiatori di turismo”.

Sostenere che “il turismo a Ortigia tira alla grande… trainato della povertà dell’offerta strutturale, fondata sui B&B, sulle api calessino, sui dehors e nulla più, cioè su un’offerta turistica primitiva e che il turismo, rappresenta appena l’8% del Pil, molto distaccato dai numeri in doppia cifra di industria, agricoltura, commercio e artigianato” No! Non è così. Secondo i dati forniti da Banca d’Italia il settore turistico italiano genera il 13% del Pil, considerato anche l’indotto. Ne consegue che il reiterato Pil turistico siracusano dell’8%, sbandierato da (strani) calcoli, senza citare la fonte dove abbiano attinto tale dato, lascia quantomeno perplessi. Osserviamo, all’interno della nostra associazione che – da tre anni – non riusciamo più a determinare l’attendibile Pil prodotto nella nostra città dal turismo, perché i dati messi a disposizione per contribuire alla rilevazione, sono scarsi insufficienti e poco credibili.

Concludiamo dicendo che, nonostante le delusioni accumulate, per il bene che vogliamo alla nostra città, continueremo a confrontarci, in maniera leale e democratica, con i decisori pubblici, avanzando le nostre idee, progetti chiari e concreti, realizzabili con chi vorrà ascoltarci».

By Redazione

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