Siracusa. Depuratore consortile gestito dall’Ias: accerchiato dalla politica regionale tra paradossi e colpi di mano

Dalle pagine del quotidiano “La Sicilia” oggi in edicola, la cronaca degli ultimi fatti giudiziari e amministrativi che riguardano la gestione del depuratore consortile di Priolo Gargallo gestito dall’Ias, a firma di Francesco Nania.

Nello stereotipo collettivo la storia di questo impianto per la depurazione dei reflui industriali e civili, realizzato con i fondi dell’ex Casa per il Mezzogiorno a Priolo, rappresenta uno dei misteri e paradossi della depurazione pubblica-privata collegato alla politica regionale da sempre nella Sicilia degli indovinelli; così com’è successo per la gestione dell’acqua pubblica passata ai privati a forza di colpi di mano da parte dei baroni della politica degli affari, anche per la depurazione in Sicilia si procede decisi a macchia di leopardo verso la privatizzazione, secondo la convenienza politica del momento.

Intanto, inquirenti e investigatori stanno rivoltando come un calzino, il depuratore consortile gestito dall’Ias di Priolo. Vogliono chiudere velocemente il cerchio giudiziario sull’inchiesta della Procura di Siracusa che come il gioco delle scatole cinesi avrebbe scoperchiato alcuni fatti e circostanze ancora rimasti inediti e non solo sull’inquinamento, ma anche su appalti e i dintorni, su cui continuano senza sosta e a ventaglio le indagini coordinate dal procuratore Fabio Scavone. Si tratta della max-inchiesta sull’inquinamento dell’ambiente nel petrolchimico siracusano, sulla depurazione, dell’avvelenamento dell’aria, del mare, della falda e dello smaltimento dei fanghi.

Ma i colpi di scena su questa singolare vicenda del depuratore di Priolonon finiscono ancora di stupire la pubblica opinione. Il Commissario straordinario dell’ex Consorzio Asi di Siracusa (sede periferica dell’Irsap), ha firmato la proroga della convenzione per la gestione dell’impianto per un anno, fino al 30 giugno del 2020; e fin qui tutto sembrerebbe in regola. Strano invece che i vertici dell’Ias non hanno contestato, né contrastato l’atto mono-direzionale da parte dell’Irsap. E negli ambienti politici di maggioranza e dell’opposizione questa mossa non è stata capita e non gradita. E se la domanda rimane “perché continuare con le proroghe, invece di stabilizzare il rapporto”, questo fatto confermerebbe una decisione in attesa di poter predisporre il bando di gara per l’affidamento della gestione in barba alla legge regionale che dispone tutt’altra cosa. In particolare, è stato abbandonato, messo da parte, l’emendamento voluto dall’Onorevole Giovanni Cafeo, nel collegato alla legge finanziaria regionale che prevede come i depuratori devono essere gestiti dall’Ato Acque. In mancanza dei quali e fino alla loro costituzione la gestione deve essere affidata alla Società di scopo, come nel caso, rappresentata solo dall’Ias Spa.

La domanda che circola negli ambienti sia politici, sia industriali, il perché di quest’ostinazione a voler a tutti i costi fare il bando di gara quando c’è una legge molto chiara che eviterebbe tutto ciò e chiuderebbe questa brutta diatriba con il patema d’animo delle maestranze e il dubbio per il futuro della depurazione a prezzi calmierati da parte delle industrie e dei comuni utilizzatori del depuratore di Priolo. Ma anche in questi ambienti si registra un silenzio assordante.

Avversa la decisione della proroga limitata ad un anno e la volontà palese di voler ricorrere ad una nuova gara per l’affidamento ai privati la gestione del depuratore di Priolo, i vertici dell’Ias avevano, giustamente, presentato un ricorso al Tar, ma improvvisamente e in silenzio sarebbe stato ritirato senza alcuna valida motivazione né informazione di merito a chi compete. Un atto in danno a tutte le maestranze, ma anche un disfacimento della linea di demarcazione che sembra spostarsi in continuazione senza alcun motivo. Inquietante questo silenzio a singhiozzo che appare forzato verso i vertici dell’Ias, così come degli industriali, costretti a cambiare marcia in una sorta di pressione “fantasma”. La concomitanza che il 12 agosto scorso è stato approvato all’unanimità il bilancio consuntivo dell’Ias del 2018, così come per la ratifica dello strumento finanziario non sono mancati ammiccamenti, tergiversi e traccheggi e il dubbio che i due “preparati freddi” potrebbero avere un filone comune, è forte.

Negli ambienti politici regionali, si parla apertamente del sospetto che su tutta la vicenda dell’Ias ci sarebbero una serie di silenzi strategici, nonostante l’emendamento alla Finanziaria presentato dal deputato regionale del Pd, Giovanni Cafeo, sulla possibilità di trasferite la gestione dei depuratori siciliani all’Ato Idrico di riferimento territoriale. Un depuratore che riveste un’importanza strategica per il polo industriale siracusano. Invece, secondo fonti della Regione s’insiste e si vorrebbe procedere ancora una volta dopo il primo fallimento all’espletamento della gara; atto che sarebbe una volontà dichiarata e forte da parte dei vertici della Regione. Un’inversione di tendenza malamente criticata e che ha registrato nel passato l’interesse di una sorta di cartello d’imprese sugli appalti della gestione dell’acqua e della depurazione nell’Isola. Sindacati dei lavoratori e certi ambienti politici sia di maggioranza sia di opposizione parlano chiaramente di una scelta scellerata; una strada sbagliata che porterà alla privatizzazione di un settore importante e strategico come la gestione delle reti idriche e la depurazione delle acque reflue, con il rischio dell’effetto speculativo a danno dell’Ambiente e dai costi esorbitanti per i cittadini. E tutto questo succede mentre in Sicilia solo circa il 17,5% dei circa 438 depuratori è a norma, mentre molti altri sono privi di autorizzazione, scaduta o hanno ricevuto un diniego allo scarico (dati tratti dal “Report Controlli 2017” dell’ARPA Sicilia).

Concetto Alota

 

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