“Sistema Siracusa”, Lega Ambiente: “non tutti si sono voltati dall’altra parte”

“Da Siracusa è partito un grande sistema di corruzione giudiziaria, ma non tutti si sono voltati dall’altra parte”. Lega Ambiente Sicilia interviene sulla vicenda legata al Sistema Siracusa.

“Si è conclusa la vicenda denomiata “Sistema Siracusa”. Condannati ex magistrati, professionisti e lobbisti che avevano costituito un’associazione a delinquere per favorire gli interessi del gruppo Frontino e per agevolare l’allargamento della discarica di rifiuti speciali “Cisma”.

“Con l’emissione della sentenza di condanna nei confronti di quasi tutti gli imputati, il processo di primo grado dinanzi al Tribunale di Messina che ha avuto come oggetto il “filone” principale del cosiddetto Sistema Siracusa, con al centro i due ex avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, le cui posizioni, insieme a quelle dell’ex pubblico ministero Longo sono state stralciate sin dall’inizio, continua Legambiente.

“Tra gli imputati condannati spiccano i nomi di Centofanti Fabrizio (ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone, definito da Calafiore in questo processo “il più grande lobbista d’Italia”), Ferraro Alessandro (uomo di fiducia di Piero Amara), Verdini Denis (ex parlamentare), Mineo Giuseppe (giudice componente dei collegi del C.G.A. chiamati a esaminare i ricorsi amministrativi proposti dalle società del gruppo Frontino), i professionisti Naso Vincenzo, Pace Salvatore e Verace Mauro (consulenti tecnici nei procedimenti penali e nei giudizi amministrativi oggetto del processo).

Tutti gli imputati, secondo il Tribunale di Messina, hanno costituito un’associazione a delinquere o a diverso titolo hanno concorso a commettere una serie di reati per tutelare illecitamente gli interessi del gruppo imprenditoriale Frontino (nelle diverse configurazioni sociali), il cui principale centro d’interesse economico per la realizzazione di interventi edilizi da sempre è stato l’altopiano dell’Epipoli, un’area archeologica che comprende il sistema delle antiche fortificazioni greche della città: le Mura Dionigiane e il Castello Eurialo, sottoposta a vincolo archeologico e a vincolo paesaggistico. Gli stessi hanno contestualmente concorso al raggiungimento di interessi personali e professionali degli avvocati Amara Piero e Calafiore Giuseppe.

“Il Tribunale ha anche riconosciuto la responsabilità degli imputati Naso e Verace per avere agevolato illecitamente, mediante lo svolgimento dell’attività di consulenza tecnica loro conferita nell’ambito di procedimenti penali, poi utilizzata in giudizi amministrativi, la concessione di autorizzazioni amministrative per la gestione e l’allargamento della discarica Cisma Ambiente, nel territorio di Melilli, nonché per avere tentato di occultare le reali cause dell’incidente verificatosi nella raffineria dell’ISAB di Priolo Gargallo il 26/02/14.

“Gli imputati sono stati condannati al pagamento del risarcimento dei danni e delle spese legali in favore delle parti civili costituite tra cui Legambiente Sicilia che ha sempre contrastato, anche in sede giudiziaria, la cementificazione del centro commerciale di Via Epipoli e ha contribuito a impedire l’edificazione nell’adiacente area, ancora più prossima al Castello Eurialo, di un enorme complesso turistico-residenziale. L’azione di Legambiente, sia in sede giudiziale sia attraverso le iniziative di cittadinanza attiva, è stata particolarmente incisiva – non a caso definita con disprezzo dal coimputato Calafiore nel corso della sua testimonianza come “la solita manfrina ambientalista.

“Il deposito delle motivazioni consentirà una più compiuta analisi della sentenza e di una vicenda che costituisce il più grande scaldalo giudiziario italiano degli ultimi decenni”.

Con una nota a margine, Legambiente Siracusa conclude: “Quando i fatti di cui parliamo accadevano, cioè quando Amara, Calafiore e coimputati operavano indisturbati non tutti erano distratti, non tutti facevano finta di non vedere o peggio – come è pure accaduto – facevano il tifo per loro. Alcuni hanno detto di no. Alcune testate giornalistiche hanno raccontato quello che stava accadendo; alcuni avvocati denunciarono i rapporti poco trasparenti tra Amara e pezzi della magistratura; una parte del mondo associativo, compresi i circoli locali di Legambiente, si mosse fornendo la documentazione per portare il “Caso Siracusa” in Parlamento. Alcuni di questi hanno pagato e continuano a pagare un prezzo molto alto per quella loro scelta coraggiosa. Alcune funzionarie coraggiose della Soprintendenza, che nell’esercizio delle loro funzioni avevano espresso legittimi pareri contrari ai progetti di cementificazione della balza dell’Epipoli, non arretrarono di fronte alle richieste di risarcimento milionario avanzate nei loro confronti. In seguito vennero la denuncia dei sostituti procuratori di Siracusa contro i colleghi corrotti, le inchieste della Magistratura di Messina e di mezza Italia sul “Sistema Amara”, gli articoli sulla stampa nazionale e tutto il resto.

“Il rischio che questo scandalo gigantesco, che per dimensioni, gravità dei reati e importanza dei personaggi coinvolti avrebbe senz’altro meritato una commissione d’inchiesta parlamentare, cada nel dimenticatoio è alto. Col tempo l’attenzione è scemata e salvo alcune inchieste della stampa nazionale, per la verità più interessata al filone delle indagini sull’ipotesi di denominata “Ungheria”, poi è calato quasi il silenzio. Speriamo che la sentenza del Tribunale di Messina serva a risvegliare l’attenzione dell’opinione pubblica e in futuro a comprendere meglio le ragioni delle “manfrine ambientaliste” di fronte a certe operazioni speculative”.

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