Le istituzioni diventano fragili, mentre i clan sempre più forti. La relazione annuale della Commissione Ars Antimafia è stata presentata oggi a Palermo e mostra già un quadro complesso in ogni aspetto su quanto registrato nel 2025.
Alla seduta davanti alla stampa presiedevano Antonello Cracolici insieme ai deputati Marianna Caronia, Bernadette Grasso, Roberta Schillaci, Fabio Venezia è emerso che:
- la mafia è pronta a rigenerarsi, flessibile, vicina, accattivante sui social, veloce nell’occupare vuoti lasciati da istituzioni fragili
- i vecchi boss in libertà provano a ricostituire una cupola e a radicarsi sul territorio
- i sistemi di vigilanza e di prevenzione anti corruzione sono ancora lenti e inefficaci
- una vulnerabilità amministrativa è sempre più calamita per infiltrazioni criminali.
Situazione peggiore all’anno scorso
Rispetto al contesto dell’anno scorso la situazione appare peggiorata, con un aumento della violenza nelle aree urbane, dove a tratti si manifesta anche con metodi mafiosi e cresce di pari passo la corruzione tra funzionari e politici.
“Vedo uno stretto collegamento – ha detto il presidente Cracolici – se la corruzione è cosi diffusa, insieme alla violenza è perché la politica è vulnerabile e ha perso autorevolezza ogni giorno di più. Si sta innescando un meccanismo devastante di assuefazione al ‘favore’ considerato quasi necessario, come se fosse un elemento costitutivo della
politica”.
L’ambito sanitario in primo piano
Nel 2025 le 47 sedute, 5 inchieste e 45 audizioni della commissione hanno ricostruito uno spaccato che si era già rivelato drammatico con le parole del presidente Cracolici su una “Regione distante dai cittadini, vissuta come un bancomat e sempre più piegata a interessi e intermediazioni, preda per tanti predatori che ruotano intorno all’amministrazione”.
Nel 2025 oltre il 20% delle sedute della commissione ha riguardato l’ambito sanitario: dagli appalti pilotati alle criticità dell’elisoccorso di emergenza, alla diffusione del crack anche fuori dai grandi centri urbani fino alla gestione dell’istituto zooprofilattico.
Con una sequenza di scandali e inchieste giudiziarie, in diversi settori, su mafia e corruzione così elevata da “costringere la commissione – dice il presidente Cracolici – a inseguire l’emergenza giudiziaria senza riuscire a prevenire o anticipare scenari che poi hanno sviluppi penalistici.
Nonostante le inchieste, c’è una crescente domanda di Cuffarismo nella società, cioè di quella concezione della politica per cui il favore è la norma e se non lo fai è perché non lo vuoi fare, non perché non puoi, perché sta ritornando l’idea che tutto si può fare”.
I temi affrontati dalla commissione
I temi affrontati dalla commissione includono dalle inchieste della commissione alla gestione dei beni confiscati, alla situazione carceraria preoccupante con l’ingresso di telefoni cellulari, alla gestione dei beni confiscati; dalla diffusione di armi da guerra al radicamento dei clan nei territori, fino all’allarme su una diffusione endemica della corruzione.
La relazione della commissione sarà poi presentata in aula entro la fine di luglio, per avviare una riflessione non solo sulla lotta alla mafia “che non può essere confinata solo all’interno della storia e degli anniversari – ha aggiunto Cracolici – come se fosse un fenomeno del passato, altrimenti si rischia di sottovalutare la riorganizzazione e la presenza ramificata dei clan nelle nostre città, ma per capire soprattutto quali meccanismi di prevenzione attuare come argine alla corruzione“.
