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Noto, teatro trasformato in sala: scoppia la polemica

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La scelta di allestire una cena di gala all’interno del Teatro Comunale Tina Di Lorenzo ha acceso un dibattito in città, dividendo l’opinione pubblica e suscitando prese di posizione da parte del consigliere comunale di opposizione Vincenzo Leone, esponente del movimento civico Noto Nostra, e di Federica Bianca, già componente del Consiglio di Amministrazione del Teatro.

Per Leone, il Teatro rappresenta un bene comune che deve essere tutelato e rispettato nella sua funzione originaria. In un lungo intervento pubblico, il consigliere ha definito il Teatro “luogo di cultura e di spettacolo, non una sala banchetti”, sostenendo che un normale cittadino non avrebbe mai ottenuto l’autorizzazione per organizzare un evento analogo all’interno della struttura.

L’esponente dell’opposizione richiama anche l’attenzione sullo stato di conservazione dell’edificio, evidenziando come negli anni siano mancati gli interventi di manutenzione ordinaria necessari a preservarne il valore storico e architettonico. Secondo Leone, destinare il Teatro a usi non coerenti con la sua vocazione rischia di accelerarne il deterioramento e di compromettere un patrimonio destinato alle future generazioni.

Parole altrettanto severe arrivano da Federica Bianca, che ha ricordato il proprio passato nel Consiglio di Amministrazione del Teatro Tina Di Lorenzo. Pur precisando di non voler criticare gli organizzatori dell’evento né le iniziative che promuovono l’immagine di Noto, Bianca contesta con fermezza la scelta della location.

«Un teatro – osserva – nasce per ospitare spettacoli, concerti, incontri culturali e momenti di crescita collettiva. Aprirsi alla città è importante, ma è diverso dal trasformarlo in una sala da pranzo». Secondo l’ex componente del Cda, una cena di gala tra le poltrone del teatro e davanti al palcoscenico rappresenta una decisione che rischia di snaturare l’identità stessa di uno dei luoghi simbolo della cultura netina.

Nel suo intervento, Bianca richiama anche il ruolo delle istituzioni, sottolineando come amministrare significhi non soltanto autorizzare eventi, ma soprattutto custodire e proteggere il patrimonio pubblico. «I beni culturali non sono merce – afferma – ma la nostra identità e la nostra eredità». Da qui l’amarezza nel vedere uno spazio storico utilizzato per finalità che, a suo giudizio, esulano dalla sua naturale destinazione.

La vicenda continua ad alimentare il confronto cittadino. Da una parte c’è chi considera l’iniziativa un’occasione di promozione e valorizzazione della città; dall’altra, chi ritiene che la valorizzazione non possa prescindere dal rispetto della funzione storica e culturale dei luoghi simbolo.
C. P.

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