Il reinserimento sociale come valore da perseguire. Esempio di ciò è il progetto “Giustizia e Cultura in Dialogo”, un percorso di formazione e inclusione promosso dall’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UDEPE) di Catania.
Un percorso svolto, da aprile a giugno, presso il da dodici persone in esecuzione penale per favorire responsabilizzazione, crescita personale e reinserimento sociale attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale.
L’iniziativa si è svolta con il patrocinio dei Rotary Club Catania Europa Etica e Legalità e Catania Bellini, che hanno sostenuto i costi assicurativi del progetto, e della Delegazione FAI di Catania ed è stata presentata questa mattina nell’aula magna del Rettorato, nel corso di una conferenza stampa che ha riunito i promotori del progetto e i partner coinvolti.
L’iniziativa “Giustizia e Cultura in Dialogo”
Il progetto caratterizzato da momenti formativi ed esperienze pratiche ha permesso ai partecipanti di acquisire competenze culturali di base e di confrontarsi con i temi di tutela, valorizzazione e mediazione del patrimonio.
Il percorso si è concluso trasformando i partecipanti in guide museali, chiamate a condurre visite e a dialogare con il pubblico. Un’esperienza utile a rafforzare il senso di responsabilità, recuperare relazioni sociali e sperimentare concretamente nuove opportunità di reinserimento.
La sede del progetto
Il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell’Università di Catania, che ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa con l’UDEPE, è stata la sede del progetto. Ospitato nel Palazzo centrale dell’Ateneo, il museo è stato un luogo in cui tradurre in pratica i principi alla base dell’iniziativa – etica, legalità, conoscenza, appartenenza e cittadinanza attiva – offrendo ai partecipanti uno spazio di apprendimento, confronto e crescita.
«Questa attività – dice la direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, Germana Barone – nasce dall’incontro tra persone sensibili, capaci di condividere una visione comune. E non è un caso che sia stata scelta come sede “Mirabilia”: un luogo che fin dalla sua nascita ha fatto propria l’idea di museo come spazio vivo di condivisione, dove la conoscenza si costruisce ascoltando il territorio e le sue esigenze. Un museo che cambia continuamente, che respira in una dinamica costante di ascolto, partecipazione e coprogettazione».
Presentazione del progetto
L’iniziativa è stata presentata dalla prorettrice Lina Scalisi, evidenziando il suo valore simbolico e sociale: «Il progetto coinvolge il nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo, parte del grande Sistema museale d’Ateneo. Grazie al lavoro della professoressa Germana Barone, al supporto del rettore Enrico Foti e di questa Governance, questa esperienza ha trovato spazio proprio all’interno del Museo nel cuore di Unict: un progetto che punta al recupero e al reinserimento della persona, accompagnandola in un percorso di restituzione alla società.
È una sperimentazione virtuosa, innovativa e creativa, che porta chi vi partecipa a sentirsi parte di una comunità piena, in dialogo con quel mondo esterno che aveva lasciato, e a recuperare una fase spesso travagliata del proprio percorso.
Credo che di fronte a esperienze come questa l’Università cominci a svolgere la sua missione più importante: non soltanto trasmettere sapere, ma essere veicolo di inclusione concreta, di miglioramento per il territorio e per la vita delle persone».
Le finalità del percorso “Giustizia e Cultura in Dialogo”
A illustrare le finalità del percorso è stata la direttrice dell’UDEPE di Catania, Maria Pia Fontana, che ha ricordato il ruolo dell’Ufficio nell’esecuzione delle misure e delle sanzioni alternative o sostitutive alla detenzione.
«Il nostro target di utenza è purtroppo segnato dall’errore penale e, nella maggior parte dei casi, questo “deragliamento” si accompagna a povertà culturale, forte svantaggio sociale e reale mancanza di opportunità.
Per questo, il progetto si pone come estremamente sfidante: riportiamo nel luogo simbolo della cultura, il museo, persone che prima d’ora non vi erano mai entrate, cercando di farle permanere e di creare con esso un legame di affiliazione quasi affettivo.
Si è così attivato un senso di appartenenza al territorio, che va ben oltre le nostre aspettative, valorizzando le componenti sane della propria identità e orientando verso una cittadinanza attiva: il patrimonio culturale va curato, e questa cura è propedeutica alla cura di sé, della comunità e alla restituzione positiva dell’errore commesso».
La sfida futura
La direttrice dell’UDEPE ha tracciato un primo bilancio dell’iniziativa con la sfida di mettere in scena le nuove capacità e i nuovi apprendimenti maturati nel corso dell’esperienza. “Questa prima fase ci ha già dato la misura della bontà dell’idea, che ha legato le persone al territorio, rafforzandone l’identità e facendo leva sulla considerazione positiva di sé, rispecchiata in quella degli altri.
Più fiducia riusciamo a costruire, più possiamo sperare che queste persone riescano davvero a risalire la china e a riprendere un percorso di legalità e cittadinanza attiva“. Dopo gli interventi di Serafina Lentini del Rotary Club Catania Bellini, di Giuseppe Laudani del Club Catania Europa – Etica e Legalità e di Marilisa Spironello del FAI, la professoressa Barone ha mostrato il valore dell’iniziativa negli sguardi dei partecipanti.
“Dal primo all’ultimo incontro, quegli occhi sono cambiati. All’inizio c’era timore: la sfida era nuova e nessuno di noi conosceva l’esito di questo percorso. Ma grazie all’accompagnamento di tutti i docenti e del personale tecnico-amministrativo dell’Università coinvolto nell’iniziativa, quel timore si è trasformato in fiducia: è cresciuto un rispetto autentico dei ruoli, delle scadenze, dei compiti, non semplici regole, ma parte viva del senso stesso di questo progetto“.
