Our website use cookies to improve and personalize your experience and to display advertisements(if any). Our website may also include cookies from third parties like Google Adsense, Google Analytics, Youtube. By using the website, you consent to the use of cookies. We have updated our Privacy Policy. Please click on the button to check our Privacy Policy.

Catania: 12 persone in esecuzione penale esterna si formano come guide museali

Seguici e aiutaci a crescereGiustizia cultura dialogo

Il reinserimento sociale come valore da perseguire. Esempio di ciò è il progetto “Giustizia e Cultura in Dialogo”, un percorso di formazione e inclusione promosso dall’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UDEPE) di Catania.

Un percorso svolto, da aprile a giugno, presso il da dodici persone in esecuzione penale per favorire responsabilizzazione, crescita personale e reinserimento sociale attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale.

L’iniziativa si è svolta con il patrocinio dei Rotary Club Catania Europa Etica e Legalità e Catania Bellini, che hanno sostenuto i costi assicurativi del progetto, e della Delegazione FAI di Catania ed è stata presentata questa mattina nell’aula magna del Rettorato, nel corso di una conferenza stampa che ha riunito i promotori del progetto e i partner coinvolti.

L’iniziativa “Giustizia e Cultura in Dialogo”

Il progetto caratterizzato da momenti formativi ed esperienze pratiche ha permesso ai partecipanti di acquisire competenze culturali di base e di confrontarsi con i temi di tutela, valorizzazione e mediazione del patrimonio.

Il percorso si è concluso trasformando i partecipanti in guide museali, chiamate a condurre visite e a dialogare con il pubblico. Un’esperienza utile a rafforzare il senso di responsabilità, recuperare relazioni sociali e sperimentare concretamente nuove opportunità di reinserimento.

La sede del progetto


Il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell’Università di Catania, che ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa con l’UDEPE, è stata la sede del progetto. Ospitato nel Palazzo centrale dell’Ateneo, il museo è stato un luogo in cui tradurre in pratica i principi alla base dell’iniziativa – etica, legalità, conoscenza, appartenenza e cittadinanza attiva – offrendo ai partecipanti uno spazio di apprendimento, confronto e crescita.

«Questa attività – dice la direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, Germana Barone – nasce dall’incontro tra persone sensibili, capaci di condividere una visione comune. E non è un caso che sia stata scelta come sede “Mirabilia”: un luogo che fin dalla sua nascita ha fatto propria l’idea di museo come spazio vivo di condivisione, dove la conoscenza si costruisce ascoltando il territorio e le sue esigenze. Un museo che cambia continuamente, che respira in una dinamica costante di ascolto, partecipazione e coprogettazione».

Presentazione del progetto

L’iniziativa è stata presentata dalla prorettrice Lina Scalisi, evidenziando il suo valore simbolico e sociale: «Il progetto coinvolge il nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo, parte del grande Sistema museale d’Ateneo. Grazie al lavoro della professoressa Germana Barone, al supporto del rettore Enrico Foti e di questa Governance, questa esperienza ha trovato spazio proprio all’interno del Museo nel cuore di Unict: un progetto che punta al recupero e al reinserimento della persona, accompagnandola in un percorso di restituzione alla società.

È una sperimentazione virtuosa, innovativa e creativa, che porta chi vi partecipa a sentirsi parte di una comunità piena, in dialogo con quel mondo esterno che aveva lasciato, e a recuperare una fase spesso travagliata del proprio percorso.

Credo che di fronte a esperienze come questa l’Università cominci a svolgere la sua missione più importante: non soltanto trasmettere sapere, ma essere veicolo di inclusione concreta, di miglioramento per il territorio e per la vita delle persone».

Le finalità del percorso “Giustizia e Cultura in Dialogo”

A illustrare le finalità del percorso è stata la direttrice dell’UDEPE di Catania, Maria Pia Fontana, che ha ricordato il ruolo dell’Ufficio nell’esecuzione delle misure e delle sanzioni alternative o sostitutive alla detenzione.

«Il nostro target di utenza è purtroppo segnato dall’errore penale e, nella maggior parte dei casi, questo “deragliamento” si accompagna a povertà culturale, forte svantaggio sociale e reale mancanza di opportunità.

Per questo, il progetto si pone come estremamente sfidante: riportiamo nel luogo simbolo della cultura, il museo, persone che prima d’ora non vi erano mai entrate, cercando di farle permanere e di creare con esso un legame di affiliazione quasi affettivo.

Si è così attivato un senso di appartenenza al territorio, che va ben oltre le nostre aspettative, valorizzando le componenti sane della propria identità e orientando verso una cittadinanza attiva: il patrimonio culturale va curato, e questa cura è propedeutica alla cura di sé, della comunità e alla restituzione positiva dell’errore commesso».

La sfida futura


La direttrice dell’UDEPE ha tracciato un primo bilancio dell’iniziativa con la sfida di mettere in scena le nuove capacità e i nuovi apprendimenti maturati nel corso dell’esperienza. “Questa prima fase ci ha già dato la misura della bontà dell’idea, che ha legato le persone al territorio, rafforzandone l’identità e facendo leva sulla considerazione positiva di sé, rispecchiata in quella degli altri.

Più fiducia riusciamo a costruire, più possiamo sperare che queste persone riescano davvero a risalire la china e a riprendere un percorso di legalità e cittadinanza attiva“. Dopo gli interventi di Serafina Lentini del Rotary Club Catania Bellini, di Giuseppe Laudani del Club Catania Europa – Etica e Legalità e di Marilisa Spironello del FAI, la professoressa Barone ha mostrato il valore dell’iniziativa negli sguardi dei partecipanti.

Dal primo all’ultimo incontro, quegli occhi sono cambiati. All’inizio c’era timore: la sfida era nuova e nessuno di noi conosceva l’esito di questo percorso. Ma grazie all’accompagnamento di tutti i docenti e del personale tecnico-amministrativo dell’Università coinvolto nell’iniziativa, quel timore si è trasformato in fiducia: è cresciuto un rispetto autentico dei ruoli, delle scadenze, dei compiti, non semplici regole, ma parte viva del senso stesso di questo progetto“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts