Caporalato nel food delivery a Messina: fissata l’udienza preliminare per MyLillo e i vertici aziendali

La Procura chiede il rinvio a giudizio per tre persone e la responsabilità amministrativa della società. Secondo l'accusa, 49 rider sarebbero stati sottoposti a retribuzioni da fame e condizioni di lavoro degradanti.
Seguici e aiutaci a crescere

Read this article in English

MESSINA – Entra nel vivo della fase giudiziaria la maxi inchiesta sulle presunte condizioni di sfruttamento dei rider impiegati a Messina nel servizio di food delivery targato MyLillo. La gip del Tribunale di Messina, Alessia Smedile, ha fissato l’udienza preliminare al prossimo 15 dicembre, accogliendo la richiesta formulata dal sostituto procuratore Marco Accolla.

Pubblicità

Alla sbarra compariranno tre persone insieme alla stessa società MyLillo, chiamata a rispondere per la responsabilità amministrativa degli enti in relazione alla mancata adozione dei modelli organizzativi idonei a prevenire i reati di caporalato.

Gli imputati e le accuse: 49 lavoratori considerati parti lese

Davanti al gup compariranno:

  • Gianluca Penna (36 anni), legale rappresentante e datore di lavoro di MyLillo (difeso dall’avvocato Salvatore Silvestro);
  • Giuseppe Intelisano (29 anni, difeso dall’avvocato Filippo Pagano) e Silvio La Rosa (31 anni, difeso dagli avvocati Stefano Olivo e Nino Cacia), individuati dagli inquirenti come diretti collaboratori ed esecutori materiali delle condotte illecite.

L’imputazione principale contestata in concorso è quella di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato), aggravata dall’aver reclutato oltre tre lavoratori. Nello specifico, le indagini condotte dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri di Messina hanno individuato ben 49 rider (tutti identificati come parti lese) sottoposti a ritmi e trattamenti degradanti approfittando del loro stato di necessità.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti fino al maggio scorso, ai lavoratori veniva corrisposta una paga inferiore persino alla metà dei minimi stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale di categoria, a fronte di orari e sistemi di sorveglianza definiti oppressivi.

Mancata sicurezza, caschi assenti e zero formazione

Al legale rappresentante Gianluca Penna la Procura contesta inoltre una serie di stringenti violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Dalle verifiche è emerso che i ciclo-fattorini non venivano sottoposti alle visite mediche preventive previste dal piano di sorveglianza sanitaria e non ricevevano in dotazione i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) essenziali: caschi omologati, abbigliamento per resistere alle avversità meteorologiche o prodotti idonei all’igienizzazione degli zaini termici per il trasporto degli alimenti. Contestata anche la totale assenza di corsi di formazione e addestramento sui rischi della mansione e sulla guida sicura dei ciclomotori.

Il quadro probatorio, sorretto da intercettazioni, testimonianze e verbali redatti dai Carabinieri dell’Ispettorato, passerà ora al vaglio del giudice per l’udienza preliminare.

Ricevi le notizie di WLTV su Telegram, appena escono: iscriviti al canale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts