Dopo l’escalation di atti violenti nella città di Catania, come sparatorie e aggressioni, l’Antimafia Ars si è riunita in Prefettura con i vertici dell’ordine pubblico per discutere sulla recrudescenza della criminalità nel capoluogo etneo.
“Catania una città sicura? Siamo venuti perché qui si spara anche in mezzo alla folla – dice il presidente della commissione regionale Antimafia Antonello Cracolici – il rischio di una recrudescenza della violenza è evidente, assistiamo, qui, come in altre città, a un’escalation da parte di chi aspira a far parte delle famiglie mafiose”.
Uno dei punti sotto evidenziati dall’Ars è come Catania sia una delle principali città con il più grande traffico di droga, ben 42 piazze di spaccio.
Catania: centro di smistamento della droga della Sicilia orientale
Basti pensare che la polizia ha riferito all’Ars che solo nei primi 6 mesi del 2026 sono stati sequestrati 160 kg di cocaina (solo dalla polizia) a fronte dello stesso quantitativo sequestrato dell’anno scorso. “In questo momento – dice Cracolici – per ogni chilo di sequestro probabilmente ci sono centinaia di chili somministrati e diffusi in città, con tutto quello che ciò comporta, specialmente con il crack, che ha effetti devastanti.
Il dato certo è che Catania è il centro di smistamento di droga per tutta la Sicilia orientale e il controllo è in mano alle famiglie mafiose, con un carattere di continuità che si tramanda di generazione in generazione”.
I temi affrontati dall’Ars
I punti affrontati dalla commissione sono stati vari. Dal tema dell’approvvigionamento di armi pericoloso e in aumento, soprattutto perché si parla di armi da guerra”, fino al problema delle carceri: “Le carceri sono una groviera – ha aggiunto Cracolici – è insopportabile che da lì si possa esercitare il comando verso chi è fuori, con il telefonino che è diventato quasi obbligatorio, un po’ come la forchetta e il coltello per mangiare. Le carceri devono essere luoghi di sicurezza e dare condizioni dignitose per i detenuti”.
“Quello della giustizia è un tema che porremo al ministero – ha poi detto il presidente Cracolici – Perché c’è un problema di funzionalità anche con le riforme che si sono annunciate, tra cui quella del gip collettivo che dovrà giudicare gli atti dei procuratori della Repubblica“.
Non mancano le ultime considerazioni sulla certezza della pena, tema che riguarda tutta la società. “Rassicura sapere che non si naviga a vista – ha concluso il presidente – grazie alle intercettazioni e alla videosorveglianza gli inquirenti ci confermano di avere contezza di ciò che si muove nel territorio, ma bisogna alzare il contrasto sia sul fronte preventivo che repressivo. La commissione è impegnata nel fare fronte comune per aiutare la scuola e i Comuni a fare argine al degrado sociale, ma tutto questo deve andare di pari passo con l’azione repressiva”.
