Il professore Narcis Zărnescu (nella foto), docente universitario, ricercatore, saggista, editorialista ed esperto di intelligence e analisi strategica, funzionario dei servizi segreti Romani, da oltre quarant’anni svolge attività accademica nei campi della filologia, della comunicazione, del giornalismo, delle relazioni internazionali e della traduttologia.
Dal 2016 è redattore capo delle riviste Academica e Analele Academiei Române, mentre dal 2021 ricopre il ruolo di viceredattore Capo delle pubblicazioni del CRIFST, tra cui Noesis, Cunoașterea Științifică e Intelligence.Info. La sua attività unisce ricerca scientifica, direzione editoriale, valutazione accademica e strategia della conoscenza.

Ha insegnato presso importanti università rumene, tra cui l’Università di Bucarest, la SNSPA, la Spiru Haret, la Dimitrie Cantemir, l’Università di Pitești e l’Università Apollonia. Dal 1995 al 2009 è stato consigliere ed esperto presso il Parlamento della Romania, occupandosi di relazioni internazionali e processi di integrazione europea. È autore dei trattati Receptologia e Doctrinologia, pubblicati dall’Accademia Romena, oltre che di più di tremila articoli scientifici e giornalistici.
–Professore, nel suo volume lei afferma che la criminalità in Europa non rappresenta soltanto un problema di ordine pubblico, ma il sintomo di una crisi molto più profonda. Da dove nasce questa convinzione?
“La criminalità è la manifestazione visibile di cambiamenti che interessano l’intera società europea. Non possiamo limitarci a osservare il numero dei reati o le statistiche. Dietro ogni fenomeno criminale esistono trasformazioni culturali, sociali, spirituali e politiche. Se analizziamo soltanto gli effetti e non le cause, continueremo a rincorrere il problema senza risolverlo.
–Lei propone una lettura fondata su tre grandi dimensioni: spirituale, sociale e politica. Perché questa impostazione?
“Perché nessun fenomeno complesso può essere spiegato da un’unica causa. La dimensione spirituale riguarda i valori e il senso della responsabilità; quella sociale comprende le disuguaglianze, la precarietà e la marginalizzazione; quella politica riguarda la capacità delle istituzioni di governare il cambiamento. Solo l’unione di questi tre livelli consente una lettura completa”.
-Nel suo libro dedica molto spazio alla perdita dei valori interiori. Ritiene davvero che questo influisca sulla crescita della devianza?
“Ritengo che una società abbia bisogno di riferimenti morali condivisi. Quando vengono meno responsabilità, disciplina, rispetto reciproco e senso del limite, cresce il rischio che alcune persone diventino più vulnerabili a comportamenti devianti. La prevenzione non può essere soltanto giuridica: deve essere anche educativa e culturale”.
-Lei parla anche di una “crisi del significato”. È una definizione molto forte.
“Oggi molti giovani faticano a trovare punti di riferimento stabili. Incertezza economica, sfiducia nelle istituzioni e indebolimento delle comunità possono generare un senso di smarrimento. In alcuni casi la criminalità diventa una risposta distorta al bisogno di appartenenza, identità o riconoscimento”.
-Lei sostiene che la libertà, senza responsabilità, possa trasformarsi in arbitrio.
“Prof. Dott. Narcis Zărnescu: “La libertà è uno dei pilastri della civiltà europea, ma deve essere accompagnata dalla responsabilità. Quando la libertà viene interpretata come assenza di regole, si crea uno squilibrio che può favorire comportamenti antisociali”.
-Nel suo lavoro emerge anche una riflessione sulle radici culturali dell’Europa.
“L’Europa si è sviluppata attorno a valori come dignità della persona, solidarietà, umanesimo e bene comune. Il mio interrogativo è cosa accade quando questi riferimenti si indeboliscono. È una riflessione culturale che ritengo importante per comprendere il nostro tempo”.
-Passando alla dimensione sociale, quali sono oggi le criticità più evidenti?
“Prof. Dott. Narcis Zărnescu: “Comunità più fragili, famiglie in trasformazione, disuguaglianze economiche, precarietà lavorativa, difficoltà educative e isolamento sociale. Nessuno di questi fattori, preso singolarmente, spiega la criminalità; insieme, però, possono creare condizioni favorevoli alla devianza”.
-Lei affronta anche il tema dell’immigrazione, spesso oggetto di forti contrapposizioni.
“Occorre evitare ogni semplificazione. Le migrazioni non sono automaticamente causa della criminalità. Le difficoltà emergono quando mancano integrazione, percorsi educativi, inclusione sociale e presenza dello Stato. Dove si creano vuoti istituzionali, la criminalità organizzata può trovare spazio”.
-Un altro tema affrontato è quello della criminalità digitale.
“La tecnologia ha aperto enormi opportunità, ma anche nuovi rischi. Cybercrime, truffe informatiche, radicalizzazione online e manipolazione delle informazioni rappresentano sfide che richiedono competenze nuove e una cooperazione internazionale sempre più efficace”.
-Dal punto di vista politico, quali sono le debolezze dell’Europa?
“In molti casi assistiamo a istituzioni lente, normative frammentate e difficoltà di coordinamento tra gli Stati. La criminalità organizzata ragiona in termini transnazionali, mentre le risposte politiche restano spesso nazionali. È uno squilibrio che va affrontato”.
– Lei ha maturato una lunga esperienza nelle istituzioni e nell’analisi strategica. Quanto conta oggi la prevenzione?
“Conta più della repressione. Naturalmente servono magistratura e forze dell’ordine efficienti, ma servono anche politiche educative, investimenti nella cultura, sostegno alle famiglie, presenza dello Stato nei territori e una cooperazione internazionale stabile. La sicurezza nasce anzitutto dalla prevenzione”.
“La criminalità – conclude il professore Narcis Zărnescu – non può essere affrontata esclusivamente con strumenti repressivi. Occorre ricostruire fiducia, responsabilità, senso della comunità e istituzioni autorevoli. Solo un’Europa capace di investire nella persona, nell’educazione e nella coesione sociale potrà ridurre in modo duraturo le cause profonde della devianza. La sicurezza non è soltanto una questione di controllo: è il risultato di una società capace di offrire prospettive, valori e giustizia”.
