Falsi allarmi bomba nelle scuole

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Email minatorie in lingua araba in diversi istituti italiani: La trappola della disinformazione.  

Nelle ultime ore, oltre 40 istituti scolastici italiani sono stati evacuati a causa di una raffica di email minatorie che segnalavano la presenza di presunti ordigni. Fortunatamente gli allarmi si sono rivelati infondati, ma la scelta del linguaggio — messaggi scritti parzialmente in arabo — ha subito riacceso la psicosi del terrorismo.

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Attenzione, però: associare immediatamente la lingua araba al terrorismo islamico è un errore d’ingenuità che la storia della disinformazione ci insegna a evitare.

Una tattica vecchia come la Guerra Fredda La lingua è l’elemento più semplice da falsificare. Nell’era sovietica questa strategia prendeva il nome di “misure attive” (aktivnye meropriyatiya): seminare indizi e contenuti ingannevoli per far credere che la colpa fosse di qualcun altro. Un esempio celebre risale al 1983, quando il quotidiano indiano Patriot (usato come canale dal KGB) pubblicò la falsa notizia che l’AIDS fosse stato creato nei laboratori militari USA a Fort Detrick, fake news poi rilanciata a livello globale dalla stampa sovietica.

I precedenti in Europa Le ondate di mail-bomba nelle scuole europee non sono una novità:

Slovacchia (maggio 2024): Oltre 1.000 scuole prese di mira con minacce che invocavano l’Islam, inviate da indirizzi russi ma scritte in slovacco;

Bulgaria (2023): 102 scuole colpite in quello che il Ministero dell’Interno definì un attacco ibrido riconducibile alla Russia;

Polonia (maggio 2019): Oltre 600 istituti evacuati durante gli esami di maturità. In quel caso, le mail vennero inviate da utenti ignari istigati online, mentre la regia apparteneva a servizi d’intelligence stranieri.

A chi conviene la paura? Nelle operazioni ibride, chi invia materialmente il messaggio spesso non conosce i veri mandanti né gli scopi reali. Risalire a chi ha premuto “invio” non basta per capire chi c’è davvero dietro.

Le indagini sui casi italiani sono ancora all’inizio, ma prima di puntare il dito contro un’etnia o una religione basandosi su una lingua utilizzata in una mail, dovremmo farci una domanda fondamentale: a chi conviene davvero un’Europa impaurita, distratta e divisa al suo interno?

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