La protesta lavoro e dignità: un tutti contro tutti

Viviamo in un sistema politico costruito sulla falsa negazione e sulle cessioni di poteri alle caste finanziarie che creano grosse difficoltà al popolo sovrano, tanto per dire, che è sballottato verso destra o verso sinistra nella politica, perdendo, inevitabilmente, ogni riferimento ideologico. Una classe politica ancorata al potere, al profitto personale o di gruppo, che cerca e trova sempre nuovi “stratagemmi” con cui occultare la propria sottomissione e immotivata occupazione delle posizioni di governo, dei mille poteri forti. La manifestazione a partecipazione universale, multicolore, variegata e a tratti contraddittoria che si è tenuta nei giorni scorsi a Siracusa, è stata manipolata e spacciata come un appello per la ricomposizione unitaria di tutto il mondo del lavoro e per il riscatto della società civile, lanciato da Cgil, Cisl e Uil, dal titolo: “Lavoro & dignità”. Alla fatta dei conti, l’Articolo 4 della Costituzione recita che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini, il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. La regola e la considerazione che un diritto costituzionale non può essere negato, o peggio ancora, ignorato da chi governa. E non basta organizzare una manifestazione che puzza di speculazione, strumentalizzazione, o ancora peggio, di demagogica condizione, nel tentare spiegare a tutti i disperati senza lavoro, mettendo alla base del ragionamento l’angosciante condizione in cui versa il contesto produttivo e occupazionale della provincia di Siracusa, con un numero altissimo di disoccupati, disparità sociali, differenze salariali e dalla mancanza di un reale programma di crescita economica e sociale. Ma è tutto il Sud che soffre da sempre del clientelismo politico diffuso, quindi: Dove sta la novità?

Alla mobilitazione hanno aderito tante associazioni e tanti rappresentanti delle istituzioni: Ance, Anci, Anolf, Acli, Anteas, Anpi, Arci Arcidiocesi, Associazione Territorio protagonista, Assoporto, Auser, Claai, Cia, Coldiretti, Cna, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Copagri, Lega cooperative, Libera, Noi albergatori Siracusa, Rete degli studenti medi, Sicilia impresa, Unicoop, Unionports, segno che anche gli steccati si sono globalizzati, senza definire chi sono le parti in causa, perché tutti, ripetiamo tutti, protestano, compresa la presenza di tanti politici responsabili di questo disastro economico e sociale a fare bella mostra, e nulla di più. Le industrie e i rappresentanti del governo, delle istituzioni, sindaci, assessori regionali, che hanno la colpa di non voler o di non poter realizzare le infrastrutture, le opere utili alla comunità, le bonifiche dei Siti inquinati da veleni a terra e a mare, con la possibilità di creare migliaia di posti di lavoro. In sintesi: manca il necessario gioco delle parti, in cui tutti protestano e tutti sono responsabili dei danni causati dagli stessi protestanti.

A che serve agitare le piazze tutti insiemi appassionatamente senza l’antifascismo in assenza del fascismo, eccitare e istigare scontri, una lotta tra i poveri, neutralizzando la vecchia strategia del potere e delle opposizioni di squalificare l’avversario al di fuori del consesso democratico, per dare spazio alla dialettica rispolverata degli “opposti radicalismi” e del “pericolo fascista” che incombe sulla Repubblica, quella “fondata sull’antifascismo e sulla Resistenza che non c’è più, demolendo così i diritti sociali conquistati nei decenni delle lotte operaie, con l’acquiescenza e la complicità della classe politica che si è prostituita ai poteri forti.

Le fabbriche delocalizzano nel silenzio generale, mentre le diseguaglianze aumentano con migliaia di giovani che fuggono dall’Italia ormai in rovina economica e sociale in cerca di futuro all’estero, scoprendo la nuova ideologia dei diritti individuali che sostituiscono il senso sociale universale al lavoro e al giusto reddito, facendo registrare ogni giorno di più, lavoro nero e salari di fame in un silenzio generale, con tante appariscenti omissioni e un’incapacità politica senza precedenti.

Concetto Alota

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