Carburanti, primi segnali di calo ma il quadro resta instabile

Dopo settimane di crescita continua, si registra una prima inversione di tendenza sulla rete carburanti. Secondo i dati aggiornati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina self scende a 1,777 €/litro, mentre il diesel self si attesta a 2,144 €/litro. Una riduzione che si inserisce in un contesto di calo delle quotazioni internazionali dei raffinati, sostenuto da aspettative di riapertura dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, secondo l’associazione Codici, si tratta di una attenuazione temporanea, che non consente di ritenere concluso il ciclo inflattivo energetico.

“Il calo registrato negli ultimi giorni – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – rappresenta una correzione tecnica legata alla riduzione del rischio geopolitico, ma non configura un’inversione strutturale. Il sistema resta esposto non solo al petrolio, ma a un insieme di materie prime strategiche che transitano nello Stretto di Hormuz e che incidono direttamente sull’inflazione reale”.

Alla luce dei nuovi dati e dell’evoluzione del contesto internazionale, Codici aggiorna le previsioni economiche individuando tre possibili scenari.

In caso di ripresa dei negoziati senza un accordo immediato: inflazione 1,6% – 2,0% di cui carburanti ~0,8 – 1,0 punti %; altre materie 0,5 – 0,7 punti %; impatto famiglie 500 – 800 € annui. Inflazione ancora sostenuta da effetti indiretti su alimentari ed energia.

In caso di accordo o tregua stabile: inflazione 1,3% – 1,6%; altre materie 0,4 – 0,6 punti %; impatto famiglie 350 – 600 € annui. Riduzione generalizzata, ma permane una componente inflattiva residua legata a filiere produttive e agricole.

In caso di peggioramento della crisi: inflazione 2,2% – 2,8% (fino a 3% reale); altre materie 0,8 – 1,2 punti %; impatto famiglie 900 – 1.300 € annui (fino a 1.500 €).  Effetto domino su alimentari, industria, logistica.

L’analisi aggiornata evidenzia che il rischio inflattivo non riguarda esclusivamente petrolio e carburanti, ma un’intera filiera di materie prime strategiche che transitano nello Stretto di Hormuz. Le materie prime diverse dal petrolio contribuiscono oggi fino a un terzo dell’inflazione complessiva, configurando una componente inflattiva diffusa, indiretta e particolarmente persistente.

By Redazione

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