La Sicilia continua a bruciare. Da settimane incendi colpiscono boschi, aree naturali, terreni agricoli, zone steppiche e paesaggi di straordinario valore ambientale. Dalle Madonie al Siracusano, dal Catanese al Messinese, dall’Agrigentino al Trapanese, il fuoco ha interessato numerosi territori. Nei giorni scorsi le fiamme hanno colpito Calcarelli, Castellana Sicula e Polizzi Generosa, nelle Madonie, la Riserva Ciane-Saline nel Siracusano e Taormina, dove un vasto incendio ha minacciato abitazioni e interessato diverse contrade, con il fronte diretto verso Castelmola.
Per Italia Nostra Sicilia non si tratta di una semplice successione di emergenze locali, ma di un fenomeno ricorrente e prevedibile, aggravato dalla siccità, dalle alte temperature e, in molti casi, dall’azione dolosa dell’uomo. «I criminali del fuoco continuano a colpire e troppo spesso i responsabili non vengono individuati», sottolinea l’associazione.
Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Protezione Civile, volontari e operatori impegnati nello spegnimento svolgono un lavoro fondamentale, ma «l’emergenza non può essere la politica antincendio». Italia Nostra richiama le indicazioni del Tavolo tecnico-scientifico di Santo Stefano Quisquina e chiede di passare da un sistema reattivo a una prevenzione territoriale permanente, fondata su presidio, controllo, manutenzione e pianificazione.
La prevenzione, secondo l’associazione, deve partire prima che divampi il fuoco: sorveglianza delle aree a rischio, controllo degli accessi, manutenzione della viabilità rurale e forestale, fasce tagliafuoco efficienti e monitoraggio costante. Centrale anche il ruolo della tecnologia, con l’utilizzo stabile di droni, satelliti, sensori e sistemi di telerilevamento per individuare tempestivamente i primi focolai.
Dopo lo spegnimento, inoltre, il territorio deve essere monitorato. Le aree percorse dal fuoco vanno mappate e controllate nel tempo per prevenire erosione, dissesto idrogeologico e perdita di biodiversità.
Italia Nostra Sicilia chiede alla Regione un sistema integrato di monitoraggio, il rafforzamento del Corpo Forestale, maggiori controlli e indagini sugli incendi dolosi, la manutenzione di viabilità e fasce tagliafuoco, il Catasto degli incendi, un coordinamento stabile tra tutti gli enti coinvolti e risorse finanziarie pluriennali.
«Le indicazioni tecniche esistono. Le tecnologie esistono. Le competenze esistono. Quello che serve è la volontà politica di trasformare la prevenzione in una politica permanente. La Sicilia non può continuare a vivere nell’attesa del prossimo incendio. Perché quando brucia un bosco che ha impiegato decenni, spesso secoli, per formarsi, è già troppo tardi».
