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Nicita si dimette dalla commissione di vigilanza Rai

Il senatore Antonio Nicita ha rassegnato, insieme a tutti i parlamentari delle opposizioni, le dimissioni dalla Commissione di vigilanza RAI.

Il motivo della decisione, a detta del Senatore, è una Commissione parlamentare “svuotata della sua funzione“. “Da mesi – dice il senatore – la maggioranza tiene la Commissione in ostaggio, bloccandone sistematicamente i lavori. L’obiettivo è chiaro: soffocare ogni confronto sulla RAI proprio mentre il servizio pubblico viene piegato agli interessi di Meloni, Salvini e dei loro alleati“.

Credibilità e ascolti in riduzione

Una decisione spinta da un cambiamento anche della percezione che ormai ha la Rai in molti fruitori: “gli ascolti crollano, la credibilità si sgretola, milioni di spettatori che un tempo si riconoscevano nella RAI se ne sono allontanati. L’azienda ha smarrito la propria missione e il proprio ruolo nel Paese, ridotta a bottino politico e megafono di propaganda”.

Chi non si allinea è escluso

E chi va controcorrente viene escluso. Un esempio secondo Nicita lo abbiamo nelle “trasmissioni scomode soppresse, autori indipendenti messi alla porta, programmi amati dal pubblico cancellati senza una parola di spiegazione. Al posto del merito, delle competenze e dei percorsi professionali di chi in RAI lavora da anni, si è affermata una logica spietata di fedeltà e appartenenza politica, che ha dettato scelte editoriali, di palinsesto e di carriera“.

Gli ostacoli da parte della politica

Non meno importante la responsabilità parlamentare: “da mesi la destra ostacola il recepimento del Media Freedom Act, il regolamento europeo che tutela indipendenza e pluralismo dell’informazione. Quel vuoto normativo è stato il varco attraverso cui è passata la gestione politica e padronale dell’azienda. Un attacco sistematico alla funzione pubblica della RAI, che arriva persino a volerne cancellare la memoria storica, come dimostra la vicenda della dismissione degli immobili“.

Dimissioni, dunque, viste come doverose a fronte di una comunicazione giornalistica in cui non ci si rispecchia più.

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