Operazione “port utility”: lunedì interrogatorio di garanzia per i 6 indagati

I 6 indagati coinvolti a vario titolo nell’operazione “port utility saranno sottoposti lunedì a interrogatorio di garanzia. Gli investigatori delle fiamme gialle hanno operato anche a Malta con rogatorie e perquisizioni per accertare i legami che esisterebbero tra Tecnass e alcune società maltesi (Newpro Engineering, Malta Tecnass Holding Limited). Dall’acquisizione di documentazione, emergeva che “tali società non avevano mai avuto dipendenti, non possedevano beni strumentali o aziendali in genere e non disponevano neppure di una sede operativa (…) apparivano esistere solo sulla carta”. E’ andata oltre l’autorità maltese antiriciclaggio che indicava la Malta Tecnass come società dedita all’emissione di fatture per operazioni inesistenti”. Da una conversazione intercettata dagli investigatori, Miceli si lamenta del commercialista incaricato di tenere la contabilità, in quanto pretende un compenso esoso pur non avendo fatto nulla: “Cioè che io… che io non sappia… cioè che io ti possa pagare 7mila euro con una società che non ha fatturato… che ha fatturato zero (…) di cui tu non hai fatto un c…”.

Un’impresa che minaccia di rivolgersi alla magistratura e un funzionario che si reca al comando provinciale della guardia di finanza sono i due elementi alla base delle indagini e la leva per scoperchiare un sistema collaudato e radicato negli anni per l’aggiudicazione degli appalti pilotati all’autorità portuale di Augusta. Nella corposa ordinanza con cui sono scattate le misure cautelari nei confronti di 6 fra imprenditori e funzionari dell’ente megarese, emergono altri particolari dell’inchiesta coordinata dal pm Tommaso Pagano e portata a compimento dai militari del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza di Siracusa.

Come scrive il gip Carla Frau, “La prima pietra che aveva agitato le acque nello stagno era stata una missiva, scritta dal Consorzio Valori all’autorità portuale di Augusta il 16 febbraio 2015”. Una volta vinto l’appalto, il consorzio “si rifiutava di dare corso agli accordi” con la Tecnass srl, sostenendo che lo studio di progettazione siracusano “non aveva fornito alcuna consulenza ed assistenza e rifiutava di pagare quanto pattuito” minacciando di rivolgersi alla magistratura. Tanto è bastato per convincere il responsabile del protocollo legale dell’autorità portuale megarese a presentare il giorno dopo una querela al comando provinciale della guardia di finanza. La successiva inchiesta giudiziaria ha fatto emergere la posizione di due funzionari, Venerando Toscano e Giovanni Sarcià, che avevano assunto un ruolo determinante nella gestione delle gare d’appalto pur non avendo le competenze tecniche per seguire le imponenti opere da realizzare. I due, quindi, “si avvalevano nascostamente delle competenze tecniche di un soggetto esterno, lo studio Tecnass”, che era formato da Nunzio Miceli e i fratelli Giovanni e Pietro Magro.

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