Pachino. Intitolare a Gerhard Kapitän il museo di Marzamemi

Penso sia giusto intitolare a Gerhard Kapitän la struttura museale che nascerà nella vecchia chiesetta della piazza Regina Margherita di Marzamemi.

Lo chiede Salvo Sorbello, autore di numerosi articoli e saggi su Marzamemi, in una lettera alla Soprintendente ai Beni culturali di Siracusa, in vista dell’apertura del piccolo museo che dovrebbe, secondo il progetto esecutivo relativo ai lavori di restauro di imminente inizio, ospitare reperti di archeologia subacquea.

Mi sembra infatti opportuno ricordare – scrive Sorbello – l’archeologo tedesco, che è stato un pioniere delle ricerche di questi reperti anche nel mare dell’estremo sud-est siciliano. Già in passato l’allora soprintendente ai Beni Culturali di Siracusa, Beatrice Basile, nel ricordare la figura e gli studi di Kapitän, vissuto a Siracusa e qui scomparso nel 2011, aveva auspicato che un museo portasse il suo nome.

Gerhard Kapitän – ricorda Salvo Sorbello -ha condotto ricerche di reperti archeologici in svariati mari del nostro pianeta e proprio nei fondali della nostra terra riuscì ad applicare, in maniera molto apprezzata, tecniche innovative per il recupero, lo studio e la valorizzazione dei tanti, straordinari tesori che si trovano copiosi lungo le nostre coste, come testimoniato anche da numerosi monumenti.

Certo, sarebbe auspicabile la nascita di un vero e proprio museo (magari, come più volte prospettato, nei vecchi magazzini della tonnara) con più sale espositive, che possa ospitare e valorizzare in maniera sistematica i tanti reperti che nel corso dei secoli sono stati recuperati dal fondo del mare. Ma dedicare intanto a Kapitän il piccolo museo di Marzamemi rappresenta, a mio avviso, un importante e doveroso riconoscimento per un uomo che ha amato la nostra terra e che può certamente essere definito come uno dei fondatori dell’archeologia subacquea moderna, come più volte ebbe modo di sottolineare il compianto Sebastiano Tusa, assessore regionale ai beni culturali, anch’egli archeologo di fama internazionale e artefice della prima Soprintendenza del Mare.

Si potrebbe anche pensare, coinvolgendo la famiglia di Gerhard Kapitän, di ospitare a Marzamemi gli studi che l’archeologo tedesco ha scritto sulle ricerche effettuate nel nostro mare e che hanno contribuito, in maniera decisiva, alla valorizzazione delle parti da assemblare (colonne, balaustre, capitelli e basi) di una chiesa di epoca bizantina, del tempo di Giustiniano, che la rivista Archeologia Viva ha di recente definito “una chiesa da… Ikea”. Nell’autunno del 1959, a circa un chilometro dalla costa di Marzamemi, un pescatore del luogo, Alfonso Barone, s’imbatté infatti in alcuni blocchi di marmo e Kapitän, che si recò sul posto insieme al marchese Pier Nicola Gargallo di Castel Lentini (fondatore dell’Istituto Mediterraneo Internazionale di Archeologia Subacquea), comprese subito l’enorme rilevanza scientifica di quei reperti. Per la verità, già qualche decennio prima qualche notizia di essi era pervenuta anche a Paolo Orsi, che non era però riuscito a racimolare i fondi necessari per avviare delle ricerche.

Ovviamente la nuova struttura museale – conclude Sorbello – che avrà una forte valenza culturale per tutto il sud-est e dovrà costituire il nucleo di un progetto più ampio, potrà avvalersi anche del lavoro che da qualche anno viene condotto dalla Stanford University, che, d’intesa con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, ha ripreso le ricerche che proprio Kapitän e Gargallo avviarono e condussero fino al 1967”.

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