Our website use cookies to improve and personalize your experience and to display advertisements(if any). Our website may also include cookies from third parties like Google Adsense, Google Analytics, Youtube. By using the website, you consent to the use of cookies. We have updated our Privacy Policy. Please click on the button to check our Privacy Policy.

Riserva naturale, Scaringi: «Vincoli basati su studi inadeguati. Serve revisione scientifica»

Riserva naturale, Scaringi: «Vincoli basati su studi inadeguati. Serve revisione scientifica
Seguici e aiutaci a crescereBeniamino Scaringi


Il tecnico analizza il decreto regionale del 22 maggio 2026 che impone limiti stringenti su rumore, luci e attività nel sito Natura 2000. «Affermazioni non supportate da dati concreti. Possibile convivenza con valutazioni d’incidenza». Paradosso dune fisse e divieto di nuove strutture nel raggio di 5 km.

«Siamo di fronte a uno scenario dove la sensibilità ambientalista è diventata più un tema politico che un reale tema di salvaguardia». Beniamino Scaringi, tecnico esperto di processi petrolchimici, ha analizzato il decreto regionale 829 del 22 maggio 2026 che introduce misure di conservazione stringenti per la riserva naturale orientata di Marina di Priolo e il sito Natura 2000.

«Il decreto parte da presupposti non supportati scientificamente», ha affermato Scaringi. «L’Ente gestore sostiene che il rumore disturba i fenicotteri e li induce ad abbandonare i nidi, ma la prima nidiata dopo anni avviene proprio nel 2015, in piena attività di Marina di Priolo, con fuochi d’artificio e tutto il resto. Come si spiega?».

Scaringi ha contestato il riferimento a uno studio del 2012 di Francis Clinton: «Riguarda uccelli del New Mexico, non il nostro sito né la nostra fauna. Non si può generalizzare un concetto senza uno studio specifico sul territorio».

Il decreto fissa il limite di rumore a 40 decibel e impone il divieto di luci notturne artificiali. «Per superare questi vincoli serve una valutazione d’incidenza approvata dal Comune, non dalla Regione. È oneroso, ma è l’unica strada percorribile oggi».

Sul fronte delle dune fisse, Scaringi ha evidenziato un’incongruenza: «Il decreto si basa su un Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM) non ancora approvato dalla Regione, che prevede 16.000 persone al giorno sulla spiaggia di Priolo. Un dato che mi sembra una follia, senza alcuno studio di conteggio reale».

Per le dune mobili, il decreto consente la pulizia meccanica con mezzi fino a 300 kg per 30 giorni l’anno tra giugno e settembre, «ma anche qui serve la valutazione d’incidenza per dimostrare che non si intaccano vegetazione e nidi di tartarughe, di cui però non risultano testimonianze concrete di calcatura di uova».

Tra le prescrizioni più contestate, Scaringi ha citato il riferimento ai limiti della legge 155 sulla qualità dell’aria per tutelare due specie di pipistrelli: «La stessa legge che non tutela adeguatamente la cittadinanza viene usata per tutelare gli uccelli. Servono centraline e dati concreti, non affermazioni generiche».

«Paradossale anche la norma sui tetti delle strutture commerciali», ha aggiunto. «Secondo il decreto, l’irradiazione solare sui tetti crea una massa d’aria calda che potrebbe deviare i corridoi del vento e spostare i fumi delle cucine a GPL sopra la riserva. È veramente assurdo».

Il tecnico ha lanciato l’allarme sullo sviluppo futuro: «Le misure di conservazione vietano nuove strutture e attività nel raggio di 5 km dal sito Natura 2000, quasi fino a Priolo. Niente solarium, porticcioli o recupero di aree dismesse. Lo sviluppo ipotetico di Marina di Priolo, se non si interviene, non esiste».

Sulla cenere di pirite presente nella riserva, Scaringi ha chiesto «almeno una messa in sicurezza d’emergenza. Se gli ambientalisti denunciano il rischio che il vento la sposti sul litorale, vale ancora di più per l’area della riserva».

«La pubblica amministrazione ha una sola strada: richiedere la revisione delle misure di conservazione con studi scientifici che dimostrino la possibilità di convivenza diversa su questo territorio», ha concluso Scaringi. «Oggi abbiamo gli stessi livelli di tutela dell’Isola dei Conigli di Lampedusa, ma lì, con valutazioni d’incidenza e studi, si trovano le condizioni per fruire regolarmente del sito. Quando le cose si vogliono fare, si fanno. Ci vorrà tempo, impegno e gente preparata».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts