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Siciliacque, bocciato l’emendamento: la città di Messina resta fuori

Siciliacque, bocciato l’emendamento: la città di Messina resta fuori. Danilo Lo Giudice (ScN) Un’ingiustizia che colpisce i Comuni senza gestore unico. L’assessore Dagnino ha una visione politica strabica”

«Avevamo presentato un emendamento di semplice buon senso, ma l’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino, durante i lavori della II Commissione, ha espresso parere contrario determinandone la bocciatura. Una scelta incomprensibile che priva la città di Messina di un trattamento equo.»

Sud Chiama Nord denuncia il grave danno arrecato alla città di Messina dopo il voto contrario sull’emendamento all’art. 16 del DDL 1030 – Legge di Stabilità 2026/2028. L’emendamento mirava a porre sullo stesso piano di rientro del debito verso Siciliacque tutti i Comuni debitori degli ATI di Messina e Trapani, gli unici due ambiti territoriali ottimali ancora privi di un gestore unico del servizio idrico integrato.

Il testo proposto integrava l’art. 10 della L.R. 16/2022 introducendo:

25 milioni di euro aggiuntivi per Siciliacque S.p.A. nel 2026, per coprire le morosità degli anni 2024 e 2025;

un meccanismo di rientro decennale, dal 2026, tramite trattenute sul Fondo per le Autonomie Locali a carico di tutti i Comuni degli ATI Messina e Trapani che riconoscono il debito maturato, anche se non gestiti da EAS, ma che hanno comunque beneficiato della fornitura idrica senza poter corrispondere il dovuto per criticità gestionali (come l’emergenza idrica 2024).

Lo spirito dell’emendamento era chiaro: garantire giustizia ed evitare disparità tra territori siciliani.

Il meccanismo avrebbe consentito:

un trattamento uniforme per tutti i Comuni debitori;

di evitare aumenti tariffari ai cittadini;

di garantire un riequilibrio strutturato dei debiti;

di impedire squilibri finanziari a danno di Siciliacque.

Il diniego espresso in Commissione comporta un risultato gravissimo:

la città di Messina è l’unica a restare esclusa dal percorso di rientro del debito, pur trovandosi nelle stesse condizioni critiche degli altri Comuni degli ATI privi di gestore unico.

Una scelta politica che:

crea disparità evidente;

avvantaggia territori a scapito di altri;

scarica sulle famiglie messinesi i rischi finanziari derivanti da anni di gestione irregolare del sistema idrico non addebitabile alla città di Messina.

“Non abbiamo chiesto privilegi, ma rispetto per la città di Messina. E continueremo a pretenderlo. Se la visione politica strabica dell’assessore Dagnino è riconducibile all’intero governo regionale ne prenderemo atto nelle sedi opportuno e ci attrezzeremo di conseguenza”. Lo afferma il coordinatore regionale di Sud Chiama Nord Danilo Lo Giudice.

By Redazione

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