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Siracusa: muore ad Ognina in attesa dei soccorsi

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Ad Ognina, l’ambulanza giunta in ritardo dopo l’allarme per un infarto, pone un problema la cui soluzione deve essere immediata, perché con la vita umana non si può temporeggiare.

Mario Terranova, 65 anni, è stato colpito giovedì scorso da infarto cardiaco. La compagna Gina ha immediatamente chiamato l’ambulanza, risollecitando l’intervento dopo 18 minuti dal primo allarme. Al telefono l’operatore l’ha rassicurata, dicendo che il mezzo stava arrivando da Fontane Bianche, ma ci sono voluti 35 minuti perché giungesse. Senza, però, equipe medica a bordo, quindi completamente inutile nel caso di crisi cardiaca. L’ambulanza con medico a bordo è, invece, giunta da Rosolini dopo 45 minuti. Troppo tardi…

Nel frattempo, Mario aveva esalato l’ultimo respiro. Le manovre di soccorso per l’infarto, infatti, vanno fatte in tempi brevissimi, perché la vita del paziente è appesa ad un fragilissimo filo. E’ un episodio che potrebbe ripetersi in qualunque momento, vista la densità della popolazione nelle zone balneari e non soltanto d’estate. Una situazione di grande allarme, che ha portato alla mobilitazione degli abitanti di Ognina, perché, appunto, la spada di Damocle per un’emergenza contro la quale il polo pubblico non interviene, preoccupa tutti.

È in tale contesto che nasce la proposta di Laura Assenza, esposta sul canale WhatsApp degli abitanti di Ognina, che ha lanciato l’idea di creare un elenco della gente del luogo che conosca le manovre cardiopolmonari di primo soccorso. Ha anche proposto l’acquisto di un defibrillatore da porre in un luogo pubblico facilmente accessibile, a disposizione di chi lo sappia usare.

Il gruppo dei residenti ha subito accolto la proposta mettendosi in moto per la raccolta fondi e l’organizzazione di corsi BLSD. Certo si devono superare una serie di problemi burocratici, soprattutto per il posizionamento del defibrillatore, ma il primo importante passo è stato fatto. Resta l’amarezza di una sanità zoppicante, che non riesce a garantire sicurezza agli utenti, che sono costretti ad organizzarsi da soli.

Se fosse stata già operativa un’organizzazione di questo tipo, probabilmente Mario non avrebbe perso la vita.

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