Le associazioni Stonewall e Agedo escono ufficialmente dal coordinamento del Siracusa Pride 2026. Una scelta che non stupisce, dato il clima di questi giorni sempre più agitato fra le dichiarazioni di Vladimir Luxuria, Heather Parsi e la risposta del Comitato.
La dichiarazione della showgirl
Le due associazioni hanno mostrato il loro diniego al coordinamento del Pride spiegando che le precisazioni della showgirl sulla frase detta in passato «se hai un pene non diventi automaticamente donna perché lo hai deciso tu» non superano le criticità e perplessità sollevate.
“Conferma – dicono le associazioni – una visione nella quale l’identità delle persone trans viene ricondotta principalmente al dato biologico, lasciando sullo sfondo – o negando di fatto – il principio fondamentale dell’autodeterminazione, del vissuto personale e del diritto di ogni persona a essere riconosciuta per ciò che sente di essere.
Il rispetto verso le persone transgender, così come loro ci insegnano, non può essere subordinato alla distinzione tra un corpo ritenuto accettabile e un’identità considerata da confermare dall’esterno. Le persone trans che attraversano i nostri spazi e con cui facciamo politica attiva non chiedono un’approvazione condizionata, né una concessione: chiedono il pieno riconoscimento della propria soggettività e dei propri diritti. Per questo, riteniamo insufficiente richiamare genericamente rispetto e sentimenti di generico amore universale verso la comunità LGBTQIA+“.
Gli aspetti che non convincono le associazioni
Tra gli aspetti che non convincono le associazioni e che rimangono irrisolti ci sono:
- La mancata presa di distanza dal sostegno della showgirl espresso a Trump, figura politica che ha costruito parte significativa della propria agenda attraverso posizioni e provvedimenti considerati ostili ai diritti delle persone LGBTQIA+, in particolare delle persone trans.
- Nessun chiarimento sull’uso del termine woke in senso dispregiativo. Termine nato all’interno delle lotte per i diritti civili della comunità afroamericana e legato alla consapevolezza delle discriminazioni e alla necessità di contrastare razzismo, sessismo, omofobia, transfobia e ogni forma di esclusione. E diventato, negli anni, bersaglio politico usato spesso per delegittimare le battaglie per l’inclusione e la giustizia sociale.
“Continuare a utilizzare quel termine come strumento polemico senza alcuna precisazione rispetto al significato attribuitogli e alle battaglie che spesso viene utilizzato per attaccare rappresenta, ai nostri occhi, un ulteriore elemento di distanza dai valori di un Pride”.
Pride come manifestazione politica e non intrattenimento
Le associazioni, inoltre, hanno rimarcato l’importanza a tornare alle origini del significato del Pride come “manifestazione politica e sociale nata dalla rivolta di Stonewall e costruita attraverso decenni di lotte per i diritti, l’autodeterminazione, l’inclusione e la giustizia sociale” e non come forma di intrattenimento, celebrazione di immagine o visibilità a fini creativi.
Concludono la loro lettera di fine coordinamento al Pride e la mancata partecipazione al corteo con l’importanza di capire che il Pride può anche non aver bisogno di avalli esterni:
“Un invito a partecipare avrebbe potuto trovare spazio in qualsiasi altro contesto artistico, culturale o di intrattenimento. Ma il ruolo di madrina o testimonial di un Pride – e, ribadiamo: sarebbe ora di poter bastare a noi stessɜ, senza avalli esterni – porta con sé una responsabilità simbolica e politica: quella di rappresentare, senza ambiguità, le persone e i valori che quella piazza porta avanti“.
