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Urgente garantire lo sbarco in un porto sicuro ai 47 migranti e rifugiati da 7 giorni a bordo della Sea watch 3



L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l’Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l’UNICEF esprimono grave preoccupazione per la situazione dei 47 migranti e rifugiati soccorsi lo scorso sabato dalla nave Sea watch 3 , ai quali non è stato ancora garantito un porto di approdo sicuro.

La nave si trova adesso in acque italiane – di fronte alla costa orientale della Sicilia – dove ha potuto cercare riparo dalle difficili condizioni metereologiche che stanno interessando il Mediterraneo in questi giorni.

La situazione a bordo è critica in quanto, non essendoci abbastanza posto all’interno dell’imbarcazione, alcune delle persone sono obbligate a restare all’esterno, sul ponte. Questa situazione non può essere protratta a lungo, soprattutto in un periodo difficile come quello invernale, con basse temperature e mare mosso.

Preoccupa in particolare la situazione dei minori non accompagnati, in tutto 13, che si trovano sulla nave e per i quali è d’obbligo attivare quanto prima misure di protezione e tutela adeguate, in linea con le convenzioni internazionali.

Dall’inizio dell’anno sono morte quasi 200 persone nel Mediterraneo, di cui almeno 130 nelle acque che separano la Libia dall’Europa, e la priorità  assoluta resta quella di salvare vite umane e garantire un porto di sbarco sicuro e un ‘assistenza adeguata a persone che hanno già  rischiato la vita a bordo di imbarcazioni fatiscenti. E’ quindi urgente che ai migranti e rifugiati sulla  Sea watch 3 sia garantito immediatamente lo sbarco nel porto più vicino.

E’ allo stesso tempo necessario che, fino a quando la Libia non sarà  considerata un porto sicuro, tutti gli Stati europei dimostrino finalmente senso di responsabilità  e di solidarietà  per i migranti e rifugiati che rischiano di morire in mare e che quindi l’attuale approccio venga superato e sia sostituito da un meccanismo di sbarco sicuro e ordinato nel Mediterraneo Centrale.

By Redazione

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