La FIOM esprime forte preoccupazione per le dichiarazioni diffuse da ENI sullo stato di avanzamento del piano di riconversione dei siti di Priolo e Ragusa. A fronte di annunci sempre più ottimistici, continuano infatti a mancare elementi concreti che consentano di verificare l’effettivo avanzamento degli investimenti e le reali ricadute occupazionali.
Priolo. ENI sostiene che le demolizioni degli impianti dismessi procedano parallelamente alle attività di prefabbricazione della futura bioraffineria. Tuttavia, le demolizioni avanzano con estrema lentezza e, soprattutto, non sono stati forniti elementi oggettivi che dimostrino l’effettivo avvio della prefabbricazione. Non sono note le imprese incaricate, né i siti nei quali le lavorazioni sarebbero in corso. Informazioni essenziali che dovrebbero essere pubbliche se davvero il progetto procede secondo i tempi annunciati. Senza trasparenza non è possibile valutare lo stato reale della riconversione né le prospettive occupazionali per il territorio.
Ragusa. Anche in questo caso ENI descrive un percorso che appare positivo: il Centro di eccellenza, l’hub dedicato alle start-up, l’avvio della filiera agricola al servizio dell’Agri-Hub delle bioraffinerie siciliane e il futuro Centro sperimentale per il riciclo meccanico delle plastiche previsto entro il 2028. Ma oltre agli annunci restano senza risposta le domande fondamentali: quali investimenti sono già stati realizzati? Quali imprese sono coinvolte? Quanti posti di lavoro sono stati effettivamente creati e quanti saranno garantiti a regime? Sono dati indispensabili per misurare la credibilità del piano industriale.
Per la FIOM il nodo centrale resta il lavoro. Continuano a mancare garanzie sulla qualità del lavoro, sulla tutela dei livelli occupazionali, sul futuro delle imprese dell’indotto e sulla valorizzazione delle professionalità presenti nei siti di Priolo e Ragusa. Una transizione industriale non può essere costruita sulla comunicazione, ma su cantieri realmente operativi, investimenti verificabili e responsabilità chiare. Il problema, infatti, non riguarda soltanto l’avanzamento dei lavori. È la credibilità complessiva del piano di riconversione di ENI ad essere oggi in discussione. Non si può chiedere ai lavoratori e ai territori di accettare la chiusura di produzioni strategiche senza conoscere con precisione investimenti, imprese coinvolte, tempi di realizzazione e garanzie occupazionali. La transizione energetica può essere sostenibile solo se tutela il lavoro e rafforza il sistema industriale, non se ne determina il progressivo indebolimento.
Mentre il titolo ENI continua a registrare risultati positivi sui mercati finanziari e gli azionisti beneficiano degli utili del gruppo, a Priolo e Ragusa permangono incertezze sugli investimenti e sul futuro dell’occupazione. È una contraddizione che la FIOM considera inaccettabile: il valore prodotto dall’industria deve tradursi in investimenti, occupazione stabile e sviluppo dei territori, non esclusivamente in rendimenti finanziari.
Per queste ragioni la FIOM ribadisce la richiesta di un confronto immediato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Governo deve pretendere da ENI impegni vincolanti, tempi certi, investimenti verificabili e garanzie occupazionali prima che il piano di riconversione possa essere considerato credibile. Diversamente, il rischio è che ancora una volta siano i lavoratori, le imprese dell’indotto e l’intero sistema industriale siciliano a pagare il prezzo delle scelte aziendali.
Coordinatore Regionale Petrochimici Fiom
Antonio Recano
