Torna al centro del dibattito la situazione del pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa. A puntare i riflettori sulle condizioni del servizio è Michele Mangiafico, leader di Civico4 e portavoce dei fari 80, 131 e 135 di Controcorrente, che denuncia una situazione di forte disagio per pazienti e familiari.
Secondo quanto riferito da Mangiafico, anche nella giornata di oggi diverse famiglie avrebbero contattato il movimento per segnalare tempi di attesa particolarmente lunghi e difficoltà nel ricevere informazioni sui propri congiunti presenti all’interno del pronto soccorso.

«A metà mattina – afferma Mangiafico – il sistema di monitoraggio online mostrava una quarantina di accessi, relativi a diversi codici, con attese superiori a un’ora».
A preoccupare, secondo il leader di Civico4, sarebbe soprattutto la difficoltà per alcuni familiari di ottenere aggiornamenti sulle condizioni dei pazienti. «Attraverso il sistema alfanumerico di monitoraggio familiare – sostiene – alcune famiglie lamentano l’assenza di notizie riguardo a pazienti entrati in condizioni di afasia o stato confusionale».
La carenza di personale
Mangiafico riconduce le criticità principalmente alla carenza cronica di personale sanitario e contesta alcune scelte organizzative dell’Asp di Siracusa. Nel mirino finisce, in particolare, la recente deliberazione relativa alla modifica della dotazione organica e del piano triennale del fabbisogno di personale per il periodo 2026-2028.
«Dopo le ripetute denunce dell’estate – afferma – ci aspettavamo un rafforzamento del pronto soccorso. Invece assistiamo a nuove assunzioni di personale destinato ad altri settori, mentre il servizio che rappresenta il primo punto di accesso per i cittadini continua a soffrire».
«Non basta guardare ai ricoveri oltre le 72 ore»
Nel suo intervento Mangiafico contesta anche alcuni degli indicatori utilizzati dall’Azienda sanitaria per descrivere l’andamento del pronto soccorso.
Secondo il leader di Civico4, infatti, non sarebbe sufficiente considerare esclusivamente la percentuale di pazienti che rimane in pronto soccorso per oltre 72 ore.
«Non basta dire che solo una minima percentuale di pazienti viene ricoverata oltre le 72 ore – sostiene Mangiafico –. Bisogna chiedersi quante persone decidano di lasciare il pronto soccorso prima di quel termine perché non riescono più a sopportare quelle condizioni».
Da qui una serie di interrogativi rivolti alla gestione del servizio: quanti pazienti vengono dimessi senza essere ricoverati e nelle stesse condizioni in cui sono arrivati? Esiste un’indagine indipendente sul grado di soddisfazione degli utenti? E, soprattutto, quanto tempo trascorre mediamente prima che un paziente venga effettivamente trasferito in reparto?
Le proposte: più personale e fast track
Mangiafico indica anche alcune possibili soluzioni per ridurre i tempi di permanenza nelle aree di emergenza. Tra le proposte figurano l’incremento del personale medico e infermieristico, il potenziamento delle attività di triage e una maggiore applicazione dei percorsi di accesso rapido ai reparti specialistici, il cosiddetto fast track.
L’obiettivo, secondo Civico4, dovrebbe essere quello di alleggerire la pressione sul pronto soccorso e ridurre i tempi di attesa e permanenza dei pazienti.
«Ci sono persone che ricoprono incarichi di responsabilità e devono fornire risposte concrete – conclude Mangiafico –. Continueremo a monitorare la situazione e restiamo disponibili a un confronto pubblico con la dirigenza sanitaria per capire quali iniziative intenda adottare a tutela dei cittadini».
