Dalla Tunisia al Plemmirio, aree protette: il Mediterraneo fa rete

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È iniziato da Siracusa il tour siciliano della delegazione tunisina impegnata nel progetto GoInAMP-MED, il programma finanziato da Interreg NEXT Italia-Tunisia che punta a costruire nuovi modelli di cooperazione e governance tra le Aree Marine Protette delle due sponde del Mediterraneo.
La prima tappa è stata l’Area Marina Protetta del Plemmirio, dove ieri la delegazione ha incontrato i referenti dell’area e ha avuto modo di conoscere direttamente le attività di gestione, monitoraggio, ricerca scientifica, fruizione e tutela del territorio. La mattinata si è aperta nella sede del Consorzio Plemmirio, al Castello Maniace, con i saluti istituzionali del vicesindaco Edy Bandiera e la presentazione delle attività del progetto e dell’esperienza maturata dall’AMP siracusana.
Il confronto è proseguito attraverso alcuni moduli dedicati al ruolo dell’ente gestore, alla conoscenza scientifica del mare e ai temi della programmazione, dell’accessibilità e della sostenibilità ambientale. La delegazione ha quindi visitato il Molo Didattico, la vasca tattile, la Stanza del Mare e il sistema di videosorveglianza, entrando nel vivo degli strumenti utilizzati per avvicinare tutela ambientale, conoscenza e fruizione dell’area. Nel primo pomeriggio il programma ha previsto un’escursione informativo-formativa in barca. La visita ha consentito di osservare il Plemmirio anche dal mare, mantenendo le distanze e rispettando le prescrizioni previste per la navigazione e la tutela dell’Area Marina Protetta.


«Il Mediterraneo è un unico mare, un unico bacino – ha sottolineato Patrizia Majorca, presidente del Consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta del Plemmirio – ed è un mare fortemente antropizzato che ha bisogno dell’aiuto di tutti. Le Aree Marine Protette sono l’ultimo baluardo nella difesa del Mediterraneo. È quindi fondamentale che si confrontino e comunichino per trovare le strategie migliori per la protezione della biodiversità, il monitoraggio e l’educazione ambientale». Majorca e il suo team scientifico, guidato da Gianfranco Mazza, ha illustrato anche i nuovi strumenti utilizzati dal Plemmirio per conoscere e tutelare l’ambiente marino, dai droni ai robot, utilizzati per monitorare la Posidonia, mappare i fondali e verificare le condizioni del coralligeno.
La tappa siracusana rappresenta il primo momento operativo di una missione che proseguirà questa settimana attraverso alcune delle principali esperienze siciliane di gestione delle aree marine protette, da Messina all’area protetta di Capo Milazzo, a Palermo, presso ARPA Sicilia, e poi a Ustica.
Per la delegazione tunisina il confronto con la Sicilia è soprattutto un’occasione per mettere a confronto sistemi di gestione che partono da condizioni ambientali molto simili. «Abbiamo le stesse specie, gli stessi habitat e le stesse problematiche: cambiamenti climatici, specie invasive, inquinamento, pesca e turismo», ha spiegato Moez Shaiek, rappresentante della ONG Mediterranean Action Nature. «Ciò che differisce maggiormente è il metodo di governance. Questo viaggio serve a capire come viene gestita la governance delle Aree Marine Protette in Sicilia e come possiamo ispirarci a queste esperienze per migliorare la nostra governance tunisina». La Tunisia sta lavorando all’ampliamento del proprio sistema di protezione marina e, nella strategia nazionale, è prevista la creazione di 12 Aree Marine Protette. Ed è proprio questo scambio diretto tra esperienze a rappresentare uno degli elementi centrali di GoInAMP-MED. Il progetto nasce dalla consapevolezza che la tutela degli ecosistemi marini non può essere affrontata soltanto attraverso singole esperienze territoriali: l’obiettivo è mettere in relazione competenze, istituzioni, comunità scientifica, gestori e realtà locali per arrivare a un modello condiviso.
Anche per Anis El Mabrouk, rappresentante del Ministero dell’Ambiente tunisino, «la cooperazione tecnica deve servire a trovare soluzioni comuni per problemi comuni e a individuare soluzioni innovative basate sulla ricerca scientifica». Una prospettiva condivisa da Mohamed Naceur Jeljeli dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente tunisina, secondo cui «l’obiettivo non è semplicemente delimitare un’area geografica o applicare un testo di legge, ma trovare una reale protezione integrata», una governance capace di collegare conservazione della biodiversità, sviluppo economico sostenibile e partecipazione delle comunità costiere

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