Ci sono percorsi professionali che non possono essere racchiusi in una sola definizione. È il caso di Tiziana Ciavardini, antropologa culturale, giornalista e scrittrice, il cui lavoro nasce dall’incontro tra ricerca, esperienza internazionale e informazione.
Formatasi alla Sapienza Università di Roma, con una specializzazione nello studio delle religioni, Ciavardini ha costruito una parte significativa della propria esperienza professionale lontano dall’Italia. Ha svolto attività di ricerca presso la Chinese University of Hong Kong e ha condotto studi sul campo nel Borneo, nel West Kalimantan. Il suo percorso l’ha portata a vivere per oltre vent’anni tra Medio Oriente, Estremo Oriente e Sud-Est asiatico, con più di un decennio trascorso in Iran.
È proprio questa dimensione internazionale a rappresentare uno degli elementi distintivi del suo lavoro giornalistico. L’antropologia, infatti, non rimane confinata all’ambito accademico, ma diventa uno strumento per osservare società, culture, religioni e conflitti attraverso una prospettiva che cerca di andare oltre la superficie degli avvenimenti.
Nel corso degli anni Ciavardini ha concentrato parte della propria attività sui diritti umani, sull’immigrazione e sulla condizione delle donne, con particolare attenzione al Medio Oriente e all’Iran. Il rapporto con quest’ultimo Paese occupa un posto centrale anche nella sua produzione editoriale: nel 2019 ha pubblicato Ti racconto l’Iran. I miei anni in terra di Persia, volume dedicato alle esperienze maturate sul campo e alle contraddizioni della società iraniana.
Il suo interesse per il mondo femminile e per i temi legati alla libertà e ai diritti trova spazio anche in Hijab. Il velo e la libertà, scritto insieme a Giorgia Butera e pubblicato da Castelvecchi.
Il libro affronta il significato del velo nella società islamica, mettendo a confronto identità, religione, libertà individuale e condizione femminile.
A questa attività si affianca una produzione giornalistica costante. Ciavardini ha scritto di attualità internazionale e temi sociali per diverse testate, tra cui Il Fatto Quotidiano, dove è presentata come giornalista e antropologa. Ancora nel 2026 la sua firma è comparsa su temi riguardanti l’Iran, la repressione e la pena di morte.
Ma il suo percorso non si ferma alla geopolitica e all’informazione internazionale.
Negli ultimi anni il lavoro di Ciavardini si è progressivamente avvicinato anche alla cronaca giudiziaria e criminale, un territorio nel quale la sua formazione antropologica viene utilizzata come chiave di lettura dei fenomeni sociali che possono precedere o accompagnare il crimine.
Un passaggio significativo è rappresentato da Fatti di Nera, progetto editoriale di Canale 122 dedicato alla cronaca criminale e ai casi di nera, del quale Ciavardini è oggi direttore responsabile.
La stessa emittente indica il suo nome come direttore responsabile della testata TG.
Il passaggio dalla ricerca antropologica alla cronaca può apparire, soltanto in apparenza, come un cambio di direzione. In realtà, le due esperienze condividono una domanda fondamentale: che cosa si nasconde dietro un fatto?
È una prospettiva che emerge anche nel suo lavoro televisivo.
In una recente intervista dedicata a Fatti di Nera, Ciavardini ha spiegato di voler utilizzare il proprio background antropologico per andare oltre il semplice dato giudiziario e analizzare la dimensione umana e sociale dei fatti di cronaca.
La cronaca, dunque, non soltanto come successione di eventi, ma come fenomeno da interpretare.
Dietro un delitto ci sono vittime, famiglie, contesti sociali, relazioni, fragilità e dinamiche collettive.
Ed è proprio su questo terreno che la formazione dell’antropologa incontra il mestiere della giornalista.
A completare il percorso c’è anche l’attività di saggista. Nel 2021, insieme al sociologo Marino D’Amore, Ciavardini ha pubblicato Fammi parlare. Comunicazione, fake news, odio mediatico e libertà di stampa, un lavoro dedicato ai meccanismi della comunicazione contemporanea, alla disinformazione e al rapporto tra libertà di stampa, etica professionale e diritto dei cittadini a essere informati.
Nel 2025 è inoltre uscito Il crimine in rosa.
Il femminicidio dal passato al presente, volume nel quale l’autrice affronta il fenomeno della violenza contro le donne attraverso una prospettiva storica e sociale.
Il profilo professionale di Tiziana Ciavardini restituisce quindi una figura difficilmente riconducibile a un unico ruolo. Antropologa, ricercatrice, scrittrice e giornalista sono dimensioni differenti di uno stesso percorso, costruito attraverso l’esperienza sul campo e una particolare attenzione verso quelle realtà nelle quali cultura, diritti, violenza e informazione si incontrano.
Dalle comunità osservate durante le ricerche antropologiche al Medio Oriente, dall’Iran raccontato attraverso anni di esperienza diretta fino agli studi sulla comunicazione e alla cronaca nera televisiva, il filo conduttore rimane l’osservazione della realtà.
Ed è forse proprio questa la caratteristica più interessante del suo giornalismo: non fermarsi necessariamente alla notizia, ma cercare ciò che la notizia racconta dell’uomo e della società.
