Il caso di un giovane di 21 anni di Noto, affetto dalla nascita da tetraparesi spastica, allettato e intubato, arriva in Parlamento. Il senatore del Partito democratico Antonio Nicita ha presentato un’interrogazione ai ministri della Salute e per le Disabilità per fare luce sulla riduzione dell’assistenza domiciliare garantita al ragazzo, che dipende da apparecchiature per respirare e alimentarsi.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, da gennaio l’Asp di Siracusa avrebbe interrotto l’assistenza continuativa sulle 24 ore, richiamando un limite di 62 ore settimanali e proponendo il ricovero nella Speciale unità di accoglienza permanente dell’ospedale di Lentini. Una soluzione che la famiglia avrebbe rifiutato sulla base di diversi pareri medico-legali, secondo i quali la struttura non sarebbe adeguata alle condizioni del giovane, che non si troverebbe in stato vegetativo né in stato di minima coscienza conseguente a cerebrolesioni acquisite.
La vicenda è stata sottoposta anche all’attenzione della Prefettura di Siracusa. In una nota del 21 settembre, il Prefetto ha riferito che l’Asp ritiene di dover rispettare una sentenza della Corte d’appello di Catania, pronunciata nell’ambito del contenzioso avviato dalla famiglia, ma ha anche segnalato la disponibilità dell’Azienda a individuare un percorso assistenziale adeguato. Tra le possibilità indicate figura il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato previsto dal decreto legislativo 62 del 2024.
Nicita chiede ora al Governo di chiarire su quale atto si fondi il tetto delle 62 ore settimanali, se venga applicato uniformemente e se la riduzione sia stata preceduta da una nuova valutazione multidimensionale. Un aspetto particolarmente rilevante, considerato che a febbraio il medico curante avrebbe certificato un peggioramento delle condizioni respiratorie del ragazzo.
L’interrogazione punta inoltre a verificare se la sentenza imponga effettivamente la riduzione dell’assistenza e se in Sicilia siano garantite alle persone con disabilità congenite gravissime le cure domiciliari ad alta intensità e l’assistenza residenziale previste dai livelli essenziali di assistenza.
«Questa vicenda rivela un vuoto di presa in carico che riguarda i giovani adulti con disabilità congenita gravissima», afferma Nicita. «Il progetto di vita indicato dal Prefetto è la strada giusta, ma deve tradursi in assistenza concreta e non in un rinvio. Il peso della cura non può ricadere interamente sulla famiglia».
