Vertenza CallMat a Matera, drammatico allarme dei sindacati: «Dal 1° novembre al via 350 licenziamenti»

SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni chiedono la convocazione d'urgenza al MIMIT: «Basta proclami, servono accordi vincolanti e lo stop ai tagli dei volumi da parte di TIM». Valutate anche azioni legali.
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MATERA / ROMA – Una corsa contro il tempo che rischia di trasformarsi in una tragedia occupazionale per la Basilicata. Le segreterie regionali dei sindacati di categoria – SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni – lanciano un grido d’allarme corale e perentorio sulla vertenza CallMat di Matera: a meno di dieci giorni dalla scadenza del 1° novembre, circa 350 lavoratori rischiano l’invio formale delle lettere di licenziamento in assenza di un piano industriale di salvataggio e di un accordo quadro vincolante.

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Nonostante le aperture verbali registrate nei giorni scorsi e la disponibilità comunicata dal committente TIM ad assegnare nuovi volumi di attività, le organizzazioni sindacali denunciano la totale assenza di garanzie scritte e il silenzio dell’azienda alle richieste di confronto urgente.

I sindacati: «Il MIMIT anticipi il tavolo d’emergenza, no agli ammortizzatori passivi»

In una nota congiunta firmata dai segretari regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, le parti sociali chiedono al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di non attendere la data del 12 novembre inizialmente prevista:

«Oggi è il 22 ottobre e non esiste ancora un intesa scritta per salvare i 350 posti di lavoro di CallMat a Matera – denunciano unitariamente Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano –. L’azienda ha confermato la partenza dei licenziamenti dal 1° novembre e la nostra richiesta di incontro è priva di riscontro. È inaccettabile lasciare centinaia di famiglie nel baratro. Chiediamo al MIMIT di convocare immediatamente un tavolo straordinario: non vogliamo accompagnare 350 persone verso la disoccupazione o gli ammortizzatori sociali, vogliamo salvare la produzione e l’occupazione a Matera».

Nodi industriali su TIM e verifiche legali sull’appalto

I sindacati chiamano in causa sia il committente nazionale sia le istituzioni locali (Governo e Regione Basilicata), preannunciando offensive su più fronti:

  • Richieste a TIM: Chiarire la destinazione dei volumi operativi storicamente lavorati nella sede di Matera e congelare le quote di traffico per CallMat in conformità con la regolamentazione AGCOM;
  • Iniziative legali: I team legali del sindacato stanno approfondendo l’organizzazione del lavoro per valutare eventuali profili di interposizione illecita di manodopera nell’esecuzione della commessa;
  • Sostegno morale: La vertenza ha incassato nei giorni scorsi anche la solidarietà della Chiesa locale, a seguito dell’incontro tra i rappresentanti dei lavoratori e il Vescovo di Matera, monsignor Benoni Ambarus.

«La posizione del sindacato è una sola – concludono i rappresentanti dei lavoratori –: CallMat deve rimanere a Matera con tutti i suoi occupati. Se non arriveranno risposte immediate e impegni scritti, la mobilitazione si intensificherà in tutte le sedi».

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