GELA (CL) – L’allarme scattato circa un mese fa per la presenza di salmonella in un lotto di pomodorini prodotto nella Piana di Gela e ritirato dal mercato su direttiva del Ministero della Salute assume una dimensione nazionale. Mentre sul territorio gelese si intensificano i rilievi per tracciare la catena di contaminazione, le ripercussioni del caso valicano i confini siciliani ed interessano le strutture pubbliche di altre regioni italiane.
In Emilia-Romagna, il presidente della Regione ha firmato un’ordinanza cautelare che vieta l’utilizzo a crudo di pomodori datterini e ciliegini nelle mense scolastiche e negli ospedali. La misura precauzionale è stata adottata anche alla luce del fatto che nel territorio emiliano si erano già verificati episodi isolati di salmonellosi legati al consumo di ortaggi negli ultimi due anni.
Le analisi dell’Istituto Zooprofilattico: sotto l’ente le risorse idriche
Parallelamente, nella Piana di Gela le verifiche ambientali ed agronomiche proseguono a ritmo serrato su più fronti. Gli esperti dell’Istituto Zooprofilattico stanno concentrando le indagini in particolare sulla qualità delle risorse idriche utilizzate dalle aziende agricole per l’irrigazione dei campi.
Dalle prime campionature effettuate nelle zone rurali sono emerse tracce di salmonella in alcuni bacini d’acqua. Dalla prossima settimana il piano di monitoraggio si estenderà con prelievi ed analisi mirate presso:
- Il Lago Biviere di Gela;
- La foce del fiume Dirillo;
- I pozzi privati ed i bacini d’irrigazione delle aziende locali.
L’ipotesi principale al vaglio degli inquirenti e dei tecnici dell’ASL riguarda la trasmissione del batterio attraverso l’acqua di irrigazione. Tuttavia, gli esperti precisano che la sola presenza del patogeno nelle fonti d’acqua non implica automaticamente la contaminazione sistematica della produzione orticola.
Tutela della salute e salvaguardia del comparto agricolo
Le istituzioni locali ed i tecnici di settore monitorano costantemente l’evoluzione delle indagini. La priorità resta l’individuazione tempestiva della sorgente d’inquinamento e la tutela della salute pubblica, evitando al contempo che un episodio circoscritto possa penalizzare ingiustamente l’intera filiera ortofrutticola e l’immagine dei produttori della Piana di Gela.
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