PRISTINA – «Vergogna, giustizia, dimissioni». È lo striscione simbolo emerso a Pristina nella terza giornata consecutiva di imponenti proteste di piazza scaturite dall’ennesimo episodio di femminicidio che ha scosso l’opinione pubblica e le istituzioni del Kosovo. Al centro della mobilitazione, la richiesta incondizionata di giustizia per Arlinda Zekaj, 49 anni, brutalmente uccisa domenica scorsa dal cognato a colpi d’ascia. Un delitto consumatosi nonostante le ripetute denunce e segnalazioni di pericolo presentate dalla donna alle forze dell’ordine.
A trasformare il dolore in una vera e propria ondata di indignazione popolare è stata la diffusione di una lettera autografa redatta dalla vittima prima di morire, dai toni profetici e d’accusa verso chi avrebbe dovuto tutelarla:
«Spero che non arrivi il giorno in cui sarete costretti a rispondere delle vostre azioni solo dopo che la mia vita sarà stata tolta».
— Arlinda Zekaj, vittima di femminicidio
Il corteo in piazza e l’assedio simbolico ai palazzi del potere
I manifestanti, radunatisi inizialmente in piazza Zahir Pajaziti, hanno sfilato lungo un percorso toccando i luoghi simbolo del potere e dell’amministrazione giudiziaria: dal Ministero della Giustizia al palazzo della Procura, dal Consiglio Giudiziario fino al Quartier Generale della Polizia e alla sede del Governo. Alla testa del corteo hanno marciato i familiari di Zekaj, tra cui le sorelle.
La rabbia dei cittadini si è tradotta anche in azioni dimostrative e scritte sulle facciate dei palazzi istituzionali:
- Sede della Polizia del Kosovo: Tracciata in vernice rossa la frase d’impatto «Chi ci protegge dalla polizia?».
- Palazzo del Governo: Comparsa la scritta «Giustizia per Arlinda».
Richieste di dimissioni e accuse di negligenza
La manifestazione, promossa e organizzata dal Collettivo per il Pensiero e l’Azione Femminista, ha visto la partecipazione di centinaia di cittadine e cittadini. Nel mirino dei manifestanti sono finiti i vertici dell’esecutivo, dei quali vengono chieste le immediate dimissioni: la ministra della Giustizia Donika Gërvalla e il ministro dell’Interno Xhelal Sveçla.
Forte la denuncia arrivata dalle piazze nei confronti della filiera di protezione delle vittime di violenza domestica:
«La polizia ignora, sottovaluta e disprezza le donne e le ragazze che denunciano violenze e chiedono aiuto. Pretendiamo che le autorità siano chiamate a rispondere direttamente delle proprie omissioni e responsabilità».
— Portavoce dei manifestanti durante il corteo
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