SIRACUSA – Nuovo duro scontro politico sulla gestione del servizio idrico integrato nella provincia di Siracusa. Il deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, Luca Cannata, è intervenuto con una nota dai toni perentori per replicare al sindaco di Siracusa e presidente dell’ATI idrico, Francesco Italia.
Al centro della polemica la governance della società Aretusacque, il rispetto delle regole sul controllo pubblico e la trasmissione dei documenti relativi alla gestione della risorsa idrica sul territorio comunale e provinciale.
Le accuse sul controllo di Aretusacque e la gestione ATI
Secondo quanto sostenuto dall’esponente di FdI, l’amministrazione cittadina starebbe eludendo le risposte relative alle reali attività di vigilanza ed esercizio del controllo pubblico svolte finora:
- Contestazione sugli atti: Cannata afferma che l’ATI era a conoscenza delle criticità e del contrasto sulla natura del controllo pubblico ben prima dell’ultima Assemblea, proprio a seguito delle sue formali interrogazioni e richieste di accesso agli atti.
- Vigilanza e trasparenza: Il parlamentare sottolinea la distinzione fondamentale tra la semplice risposta a un accesso agli atti e l’effettivo esercizio dei poteri di controllo e vigilanza spettanti al presidente dell’ATI.
Le dichiarazioni dell’On. Luca Cannata
Nel suo intervento, Cannata rigetta la replica del primo cittadino siracusano definendola un tentativo di sviare l’attenzione dai problemi reali della gestione idrica:
«Il sindaco Italia invoca la palla di vetro, ma dovrebbe cominciare dalle carte che ha sulla scrivania. Gli chiediamo conto di ciò che ha fatto finora e lui risponde parlando del futuro. Le responsabilità non scompaiono e il fallimento della sua gestione resta. Gli atti dimostrano che la vicenda non è nata tre giorni fa. Quali controlli sono stati svolti prima? Quali regole sono state applicate? Prima di fare ironia, studi la vicenda che dovrebbe governare. Ai cittadini servono acqua e trasparenza: dei suoi alibi hanno già fatto il pieno».
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