Caso Lukoil, Unionports: se altri strumenti non funzionano, allora si ricotta alla nazionalizzazione temporanea

Sul caso Lukoil e sui rischi che corriamo in termini di occupazione e di economia in generale si sta facendo molta confusione. O meglio, si annunciano soluzioni, si avanzano proposte, tipo Comfort Letter o intervento SACE, e poi si scopre che le banche, “tranquillizzate” dal Goveno che possono erogare credito a Lukoil perché gli stessi sarebbero assicurati dallo Stato, non si fidano dello Stato .
Sì, non si fidano dello Stato, stante alle voci che escono fuori da Lukoil circa la indisponibilità delle stesse banche, nonostante le “garanzie”, ad erogare credito, strozzando così Lukoil e le sue potenziali possibilità di “resistere” all’embargo del petrolio russo che scatterà nel vicinissimo 5 dicembre prossimo.
Dobbiamo notare che le “rassicurazioni” del governo vengono veicolate solo a mezzo stampa , o in un incontro interlocutorio con il presidente della Regione, mai presso una istituzione nel territorio siciliano o siracusano. Sede in cui si potrebbero manifestare le perplessità che il governo potrebbe far superare con notizie certe.
Ben venga la mobilitazione generale del prossimo 18 febbraio. Alla quale , crediamo, occorreva ricorrere già qualche mese fa.
A questo punto torniamo ad una proposta che abbiamo avanzato già otto mesi fa: se non ci sono strumenti alternativi che funzionano allora si ricorra alla temporanea nazionalizzazione di Lukoil. Si uscirebbe subito dall’impasse, con un sospiro di sollievo dell’intera economia. E ci auguriamo non ci siano veti di natura “ideologica”.

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