Deposito bilanci, i Commercialisti siciliani: “Competenza, formazione e responsabilità”

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I Commercialisti siciliani sostengono la posizione assunta dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e chiedono che la disposizione venga riconsiderata nel corso dell’iter parlamentare.

I Presidenti degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili aderenti alla Conferenza Regionale esprimono infatti «pieno sostegno» alle iniziative del Consiglio Nazionale contro l’estensione ai Consulenti del lavoro della possibilità di depositare i bilanci societari e di attestarne la conformità agli originali conservati presso la società.

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Il nodo, secondo il Coordinamento regionale, riguarda la natura stessa dell’attività. L’articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge n. 340/2000 attribuisce oggi tale funzione agli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

«Non si tratta della semplice trasmissione di un file», sottolineano i Commercialisti siciliani. Il professionista incaricato interviene infatti nell’ambito della pubblicità legale dell’impresa e attesta, sotto la propria responsabilità, la conformità della documentazione trasmessa agli originali.

Una funzione che, secondo il Coordinamento, è coerente con il percorso formativo previsto per i Commercialisti, caratterizzato da formazione universitaria, tirocinio ed esame di Stato in discipline direttamente collegate alla contabilità, al bilancio e alle materie economico-aziendali e societarie.

Diverso, viene evidenziato, è il tradizionale perimetro professionale dei Consulenti del lavoro, storicamente incentrato sul diritto del lavoro, sulla previdenza e sull’amministrazione del personale.

Il Coordinamento richiama inoltre la storia dell’accesso alla professione dei Consulenti del lavoro, evidenziando come la legge n. 12/1979 abbia consentito la permanenza nell’Albo di soggetti già iscritti anche in deroga ai requisiti relativi al titolo di studio e all’abilitazione e come, nel tempo, siano esistiti percorsi di accesso differenti rispetto a quelli propri dell’area economico-aziendale.

Attinelli: «Non è una questione di dignità professionale»

«La questione non riguarda la dignità di una professione rispetto a un’altra», afferma Maurizio Attinelli, Coordinatore della Conferenza degli ODCEC della Sicilia. «Riguarda un principio di chiarezza dell’ordinamento: le funzioni professionali devono essere coerenti con le competenze che lo Stato richiede, verifica e mantiene attraverso formazione, esame di Stato e aggiornamento professionale».

Per Attinelli, il bilancio rappresenta «il principale documento di informazione economico-finanziaria dell’impresa verso soci, creditori, banche, pubbliche amministrazioni e mercato».

«Il suo deposito non può essere considerato un’attività indistinta e fungibile», aggiunge.

Il precedente dei tentativi del 2022 e del 2023

Il Coordinamento degli Ordini siciliani ricorda inoltre che quello attuale sarebbe il terzo tentativo di modificare la disciplina.

Analoghe iniziative erano state avanzate nel luglio 2022 e nel novembre 2023, senza arrivare alla modifica dell’assetto normativo vigente. In occasione dei relativi passaggi istituzionali, viene ricordato, il Ministero della Giustizia aveva espresso valutazioni negative sull’estensione della facoltà.

«È legittimo quindi chiedersi quali elementi nuovi giustifichino oggi il superamento di valutazioni già formulate sul medesimo tema», osserva il Coordinamento. «Non siamo di fronte a un vuoto normativo da colmare, ma a una disciplina costruita consapevolmente dal legislatore e già più volte sottoposta a tentativi di modifica».

Il richiamo alla concorrenza

Nel mirino finisce anche l’inserimento della norma all’interno del Ddl Concorrenza.

Secondo i Commercialisti siciliani, se il deposito del bilancio fosse considerato un mero adempimento materiale, privo di uno specifico contenuto professionale, sarebbe difficile comprendere la necessità di attribuirlo selettivamente a un’ulteriore categoria regolamentata.

Al contrario, se il deposito mantiene una connessione con le competenze economico-aziendali e con la responsabilità del professionista incaricato, «il criterio della formazione specifica non può essere ignorato».

Il Coordinamento regionale annuncia quindi il sostegno alle iniziative del Consiglio Nazionale affinché la disposizione venga riesaminata durante l’esame parlamentare.

«Non difendiamo un privilegio di categoria. Difendiamo un principio: il cittadino e l’impresa devono sapere chi è abilitato a fare cosa e quali competenze l’ordinamento garantisce dietro quella abilitazione», conclude Attinelli.

E aggiunge: «La concorrenza si rafforza con competenze chiare e responsabilità definite, non facendo passare il principio che tutti possano fare tutto».

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