Ex Ilva Taranto, scaduti i 90 giorni per lo stop all’area a caldo: impianti ancora accesi grazie alla proroga del Governo

Superata la deadline fissata dalla Corte d'Appello di Milano. Il decreto legge estende il preriscaldo a gas fino al 15 dicembre. Riflettori puntati sulle Sezioni Unite della Cassazione tra nodi finanziari e trattative di vendita.
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TARANTO – È scattata la mezzanotte di oggi, domenica 25 ottobre 2026, data che segnava la scadenza tassativa dei 90 giorni disposti dalla Corte d’Appello di Milano per lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico Ex Ilva di Taranto. Ciononostante, gli altiforni e le batterie delle cokerie del colosso pugliese non si sono fermati.

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Il provvedimento emesso dai giudici milanesi il 27 luglio scorso imponeva la rimozione dell’amianto dagli impianti e l’abbattimento delle emissioni di polveri sottili entro tre mesi. Adempimenti che sia Ilva che Acciaierie d’Italia hanno fin da subito impugnato, ritenendoli tecnicamente inattuabili nei tempi stabiliti e privi di indicazioni chiare sugli obiettivi emissivi da raggiungere.

La proroga governativa ed i costi del gas

A congelare temporaneamente la chiusura dell’area a caldo è stato il decreto legge del Governo, che ha prorogato lo stato di preriscaldo degli impianti fino al 15 dicembre 2026.

Per altri 50 giorni, gli impianti continueranno a funzionare mantenendosi alimentati dal gas che l’azienda acquista da terzi a costi elevatissimi (diverse centinaia di migliaia di euro al mese), non disponendo più di produzione propria a causa dei volumi azzerati. Un ennesimo gravame finanziario per un gruppo che ha chiuso il primo semestre dell’anno con perdite per 551,5 milioni di euro, debiti verso i fornitori per 1,749 miliardi e un indebitamento complessivo balzato a 8,48 miliardi di euro.

In attesa della Cassazione: la decisione delle Sezioni Unite

Il destino operativo dell’impianto resta tuttavia legato a doppio filo alla pronuncia delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, riunitesi lo scorso 20 ottobre.

Le aziende hanno chiesto l’annullamento del provvedimento di Milano, mentre le associazioni dei cittadini di Taranto ne pretendono la piena esecuzione. Significativa la posizione della Procura Generale presso la Cassazione, che ha ribadito come la Corte di Milano “non abbia fondato l’ordine di sospensione su un accertamento in concreto del pericolo per la salute”, demandando un eventuale riesame al giudice di rinvio.

Mentre inizialmente si attendeva la rapida pubblicazione del solo dispositivo, gli ambienti legali ritengono ora che la Suprema Corte pubblicherà direttamente le motivazioni complete insieme al dispositivo nei prossimi giorni.

Scadenze cruciali: il tavolo governativo ed il bando per la vendita

Il dossier dell’ex Ilva entra in una settimana decisiva su due fronti paralleli:

  • Tavolo con i sindacati (27 Ottobre): Martedì il Governo incontrerà nuovamente le sigle sindacali a Palazzo Chigi per illustrare le linee d’azione ed il piano di salvaguardia occupazionale;
  • Offerte vincolanti (8 Novembre): Termine ultimo per la presentazione delle offerte d’acquisto da parte dei gruppi interessati alla rilevazione del complesso industriale, in corsa i colossi indiani di Jindal ed il consorzio italiano guidato da Federacciai.

Sia l’esecutivo per calibrare i futuri ammortizzatori sociali, sia i potenziali acquirenti per definire il perimetro industriale ed economico delle offerte, attendono il verdetto definitivo della Cassazione per comprendere se lo stabilimento di Taranto potrà conservare o meno la propria area a caldo.

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