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Il traffico urbano blocca lo sviluppo della Sicilia

Ore perse ogni anno nel traffico urbano. La viabilità è al centro di uno studio da parte della Fillea Cgil Sicilia, che rileva come “questa situazione, in Sicilia, assuma un significato ancora più profondo e strutturale rispetto al resto d’Italia”. In una condizione che incide sulla qualità della vita, sulla salute pubblica e sulla produttività economica”.
Traffic Index 2025 fotografa una realtà allarmante: Palermo è la città più trafficata d’Italia e Catania occupa il terzo posto nazionale. “Un episodio non occasionale, ma la conferma, semmai ce ne fosse il bisogno, di un deficit infrastrutturale che da decenni penalizza l’Isola”. Ne è certo Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, che aggiunge: “A Palermo il livello medio di congestione ha raggiunto il 51,3%. Nelle ore di punta mattutine si arriva all’83,8%, con una velocità media di appena 22 chilometri orari. Ogni automobilista perde in media 98 ore all’anno nel traffico: quattro giorni interi bloccati in coda”. E Catania non è da meno: “103 ore perse ogni anno – ancora Pistorio – un livello di congestione del 47,1% e una rete che, pur mostrando lievi miglioramenti percentuali, resta strutturalmente in affanno”.
Secondo il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, una cosa è certa: “Questi numeri non sono semplicemente il risultato di un eccesso di automobili. Sono il prodotto di un sistema infrastrutturale incompleto e squilibrato”. E i fatti parlano chiaro. “Nel caso di Catania – spiega Pistorio – la tangenziale rappresenta l’asse portante dell’intero sistema viario regionale. È lunga 24 chilometri, collega le autostrade A18, A19 e la Catania–Siracusa, e costituisce l’unico corridoio continuo tra il Nord e il Sud dell’Isola e tra le due aree metropolitane più industrializzate. Eppure, opera stabilmente oltre la capacità di progetto, con livelli di servizio classificabili tra E ed F, secondo gli standard internazionali. Nelle ore di punta si superano i 40.000 veicoli per direzione, con una quota di mezzi pesanti che raggiunge il 14%. Il nodo di San Gregorio è ormai un punto di conflitto permanente, dove flussi metropolitani e interregionali si intrecciano senza adeguate connessioni dirette. Il risultato è un sistema che procede a “stop and go”, con ricadute economiche e ambientali pesantissime”.
“Palermo, dal canto suo – prosegue Pistorio – soffre l’assenza di un attraversamento moderno e di un sistema integrato capace di alleggerire la pressione sul centro urbano. La congestione record certificata da TomTom non è dunque un fenomeno isolato, ma l’effetto finale di una pianificazione infrastrutturale rimasta incompleta. Ma il problema non è solo urbano. È regionale”.
E le conseguenze sono evidenti. “Perdita di produttività – elenca Pistorio – aumento dei costi per le imprese, maggiore consumo di carburante, incremento delle emissioni di CO₂ e polveri sottili, stress per lavoratori e famiglie. Non è solo un problema di mobilità. È una questione di competitività e di diritto alla qualità della vita”.

By Francesco Nania

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