BANGKOK / ROMA – Giunge direttamente dai vertici del Fondo Monetario Internazionale a Bangkok la conferma dell’intervento fiscale sul settore creditizio per finanziare la prossima Legge di Bilancio. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha dissipato le indiscrezioni dei giorni scorsi confermando che il Governo chiederà un sacrificio agli istituti finanziari per far quadrare i conti della manovra economica.
Il prelievo sulle banche e il nodo dello spread
Rispondendo ai cronisti a margine dei lavori dell’FMI, il titolare del Mef ha tracciato il solco dell’azione dell’esecutivo, minimizzando i timori di una stretta punitiva ma fermo sulla necessità del contributo:
- Un contributo sostenibile: «Confermo che sarà chiesto un contributo al sistema finanziario perché riteniamo possa sostenerlo, anche nelle forme riteniamo sarà qualcosa di sostenibile», ha spiegato Giorgetti.
- Le banche e la stabilità dei Btp: Il ministro ha ricordato il legame a doppio filo tra il sistema bancario e il debito pubblico italiano, sottolineando che «tenere sotto controllo lo spread è nell’interesse di tutti», forte dei miliardi di euro di Titoli di Stato presenti nei bilanci degli istituti di credito.
- Sulle minacce di ricorsi legali: In merito ai possibili ricorsi delle banche, Giorgetti ha liquidato la questione con pragmatismo: «Tutti gli italiani potrebbero portare in tribunale lo Stato perché aumenta le tasse. Cercheremo di calibrare la cosa giusta da fare, non credo che morirà nessuno».
Il rebus Irpef: «Scelta tra tagli selettivi o generalizzati»
Oltre alle coperture derivanti dal settore bancario, il ministro dell’Economia ha fatto il punto sul capitolo fiscale e sul riordino dell’Irpef, lasciando aperta la discussione con la maggioranza di governo:
«Per quanto riguarda l’Irpef, nella misura in cui tutte le caselle e i pezzi del puzzle in questi giorni vanno a dare spazio a interventi, la grande scelta che abbiamo di fronte è se fare interventi selettivi o generalizzati. Non è giusto decida solo il ministro, valuteremo insieme ai partiti, ai vertici e al presidente Meloni», ha sottolineato il ministro.
Giorgetti ha infine concluso con un cauto ottimismo sull’evoluzione del quadro di finanza pubblica: «Due settimane fa avevo un quadro entrate e uscite, ora non è che sono ottimista ma andiamo nella giusta direzione».
