Palazzolo – “Dopo vent’anni che si parla di Parco degli Iblei, siamo ancora qui a discutere di esclusioni, omissioni e responsabilità. Dobbiamo raccontare la verità”. Lo ha dichiarato il parlamentare regionale Carlo Auteri intervenendo sabato sera all’incontro del comitato spontaneo “No Parco degli Iblei”.
Auteri ha ricostruito l’iter che ha portato alla sentenza favorevole all’istituzione del parco nazionale: “Assieme al collega Riccardo Gianninoto siamo andati subito dal Presidente della Regione per capire le motivazioni. Quella sentenza nasce perché funzionari dell’assessorato Pagana hanno ammesso azioni omissive, dicendo ‘per noi nulla osta, il parco lo potete fare’. Mai nessuno ha contrastato quei funzionari”.
Il parlamentare ha puntato il dito contro l’assenza di politica in vent’anni: “Siamo l’unica provincia dove il territorio è stato ampiamente chiuso nel perimetro. In vent’anni mai nessuno si è alzato a chiedere motivazioni su un parco calato dall’alto, nato con Pecoraro Scanio. Questo governo efficiente e capace ancora non ha messo mano alla questione”.
Dura la critica alla gestione dei parchi siciliani: “I fallimenti sono chiari a tutti. Il parco dei Nebrodi è una porcheria, quello dell’Etna un disastro totale. Ma il problema non è solo il parco: è l’ipocrisia, la falsità, l’omertà di non dire com’è combinato il nostro territorio”.
Auteri ha denunciato la questione più grave: “Dodici comuni scaricano reflui nella valle dell’Anapo e consumano giornalmente un disastro ambientale. Ci sono relazioni dell’ARPA. Vent’anni che sindaci sono seduti in quelle poltrone senza essere capaci di fare un depuratore. Secondo voi il ministro Picchetto Frattini sa che Buscemi, Sortino, Cassaro, Ferla, Buccheri non hanno depuratori? Lo sa perché io glielo ho scritto, mandando una relazione ARPA che dice di averli diffidati non so quante volte”.
Il parlamentare ha chiesto responsabilità alla politica nazionale: “I parlamentari nazionali di destra e sinistra devono dire se accettano che venga calato questo mostro dall’alto. Non c’è stata una dichiarazione seria, nessuna interlocuzione col ministro, nessun emendamento per mettere in discussione il parco”.
Auteri ha citato la relazione della dottoressa Valente, direttore generale: “Dice che la procedura presenta elementi di criticità per non adeguata concertazione, assenza della Città Metropolitana di Catania e di altri enti locali. Non hanno parlato con nessuno. La priorità è parlare prima col territorio e dopo fare il parco”.
Due le strade indicate: “Ricorso al CGA, inserendo questi elementi. E conciliazione: essendo regione a statuto speciale, il Presidente può chiedere al ministro di rivedere perimetrazione e regole. L’assessore Savarino conferma che così hanno fatto. Ma serve unità tra parlamentari nazionali e regionali”.
“Questa è un’operazione che parte da Roma e noi la stiamo difendendo”, ha concluso Auteri. “Ci portiamo un’eredità di chi ha fatto politica per vent’anni senza fare nulla per il territorio. Io sono a Palermo da tre anni e mi sto caricando un fardello: diffidare ministro, direttore generale dell’ambiente, autorità di bacino significa assumersi responsabilità. Ma lo faccio per rispetto del territorio”.
