ROMA – Proseguono le indagini sull’aggressione a una docente avvenuta in una scuola media del quartiere Centocelle, a Roma. I Carabinieri hanno eseguito una perquisizione informatica sul cellulare del 13enne coinvolto nell’episodio e su quello della madre.
Secondo quanto emerso, sul telefono della donna sarebbero state scaricate le carte di credito utilizzate per acquistare i coltelli. Gli investigatori hanno proceduto anche alla copia forense dei dispositivi, così da preservare i dati e analizzare in modo approfondito i contenuti ritenuti utili alle indagini.
Esaminati contatti e profilo social
L’obiettivo degli accertamenti è ricostruire i contatti avuti dal minorenne prima dell’aggressione e verificare se qualcuno possa averlo istigato o influenzato.
Particolare attenzione sarà riservata anche al profilo social aperto dal ragazzo, che sarebbe stato seguito da quattro contatti. Prima di scagliarsi contro la docente, il 13enne avrebbe inoltre avviato una diretta sui social.
Gli investigatori dovranno ora verificare i contenuti pubblicati o condivisi, i messaggi e le comunicazioni avvenute nelle ore precedenti all’aggressione, oltre agli eventuali rapporti con altre persone.
Il 13enne ricoverato all’Umberto I
Il ragazzo si trova ancora ricoverato all’ospedale Umberto I, dove è stato accompagnato dopo l’episodio.
I Carabinieri hanno già trasmesso una prima informativa alla Procura presso il Tribunale per i minorenni. Il 13enne, avendo meno di 14 anni, non è imputabile penalmente. Secondo la procedura prevista, tuttavia, la Procura potrebbe aprire formalmente un fascicolo per ricostruire l’accaduto e valutare eventuali ipotesi di reato, tra cui quella di lesioni.
Nei confronti del minorenne potrà essere avviata la procedura per l’accesso alle misure rieducative. Gli interventi possono comprendere, in base alla valutazione della situazione, l’affidamento ai servizi sociali o il collocamento in una comunità.
Lancini: “Bisogna parlarne in famiglia”
Sull’episodio è intervenuto anche lo psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro, che ha invitato a discutere dell’accaduto soprattutto in ambito familiare e scolastico.
“Bisogna parlarne e capire, ma a casa e in famiglia, non in tv”, ha dichiarato Lancini, sottolineando come gli adulti abbiano contribuito a normalizzare la violenza attraverso il linguaggio pubblico, i conflitti e la rappresentazione di guerre e uccisioni.
Lo psicoterapeuta ha evidenziato la necessità di comprendere il disagio del ragazzo senza giustificare il gesto compiuto. “La legge per aiutare questo ragazzo andrà avanti”, ha spiegato, ricordando che il sistema minorile italiano prevede percorsi specifici di intervento e recupero.
Secondo Lancini, il caso richiama anche il tema della difficoltà degli adolescenti a esprimere le proprie emozioni e del disagio giovanile, che può manifestarsi attraverso comportamenti rivolti contro se stessi o contro gli altri.
Tra le emergenze osservate nel campo della neuropsichiatria infantile, lo psicoterapeuta ha citato inoltre il ritiro sociale maschile e il fenomeno degli hikikomori, sottolineando l’importanza di affrontare a scuola e in famiglia anche i temi più delicati legati al disagio degli adolescenti.
Le indagini dei Carabinieri proseguono per chiarire la dinamica dell’aggressione, ricostruire i contatti del minorenne e verificare l’eventuale coinvolgimento o influenza di altre persone.
