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Siracusa: divieto d’incontro per gli affidatari di una bimba

I carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Siracusa hanno eseguito l’ordinanza applicativa della misura del divieto di incontro emesso dal Gip di Siracusa nei confronti dei coniugi già collocatari di una minore per la quale già nel luglio dello scorso anno il Tribunale per i Minorenni di Catania aveva emesso provvedimento di ricongiungimento con la madre naturale con la medesima minore.
La delicata vicenda che vede protagonisti gli indagati, la madre biologica della minore e, più di tutti, la minore.
Il procedimento trae origine dalle segnalazioni provenienti dal Tribunale e dalla Procura per i Minorenni di Catania e dalla madre biologica che denunciavano una condotta illecita posta in essere da diversi mesi dai coniugi destinatari della misura, attraverso il reiterato ed ostinato rifiuto degli stessi a dare esecuzione al provvedimento del 17 luglio 2025 con cui il Tribunale per i Minorenni di Catania ha stabilito che la minore, inizialmente affidata agli indagati, venisse affidata ai servizi sociali del Comune di Siracusa, per poi essere definitivamente collocata presso la madre biologica.
La minore è una bambina nata all’estero nel 2019 che, all’età di appena tre anni, ha intrapreso un lungo viaggio in mare, senza i genitori o altri familiari, giungendo sulle coste siciliane a seguito del salvataggio del natante operato dalla nave Ocean Viking.
Dopo lo sbarco (avvenuto a Pozzallo in data 13 febbraio 2022) erano avviate, tramite la Croce Rossa Italiana, tutte le ricerche sul territorio nazionale volte a rintracciare i genitori della minore non accompagnata, la quale, nelle more, con decreto del 30 giugno 2022 era affidata provvisoriamente ai coniugi oggi destinatari della misura, coppia individuata tra i richiedenti adozione .
Le ricerche reiteratamente svolte davano esito negativo, pertanto, in data 12 luglio 2023, il tutore della minore avanzava istanza al fine di vederne riconosciuto lo stato di abbandono, per poi procedere alla dichiarazione di adottabilità che avrebbe potuto consentito agli indagati, in caso di esito positivo della procedura, di essere definitivamente riconosciuti genitori della minore.
Tuttavia, dopo pochi giorni da tale istanza, nel corso della procedura di adottabilità, perveniva dalla CRI la notizia dello sbarco di una donna, giunta a Brindisi nel marzo 2023 dopo il salvataggio di un natante, che stava ricercando la figlia, indicata con il nome coincidente della minore interessata dal presente procedimento. Il legame materno tra la donna e la minore veniva successivamente confermato dal test del DNA.
Dichiarato il non luogo a provvedere nel procedimento volto all’accertamento dello stato di abbandono della minore, veniva contestualmente avviato il percorso di riavvicinamento madre-figlia; infatti, con sentenza del 17 luglio 2025, il Tribunale per i Minorenni disponeva l’immediato avvio di incontri della minore con la madre biologica, prescrivendo altresì ai genitori collocatari – oggi destinatari della misura – di favorire la frequentazione tra la piccola e la madre biologica senza ostacolare il loro ricongiungimento.
Tale percorso veniva ostacolato dall’intervento dei genitori collocatari, indagati, i quali, a partire dal luglio 2025, mettevano in atto operazioni di intralcio al ricongiungimento tra la minore e la madre naturale, sia attraverso azioni materiali di ostruzionismo, sia attraverso forme di “plagio” rivolte alla piccola .
Disposto accertamento tecnico con conferimento di incarico ad esperti (psicologa-psicoterapeuta, neuropsichiatra infantile), con conseguente richiesta di individuazione delle modalità più aderenti al benessere psicofisico della minore, veniva ravvisata una tendenza dei coniugi collocatari ad intervenire psicologicamente sulla minore rafforzando nella bambina concetti incentrati sulla sua autodeterminazione (posso decidere io) così responsabilizzandola su decisioni che la fanno sentire comunque in colpa verso l’una o l’altra delle scelte che pensa di poter autogestire (conflitto di lealtà).
Tutti gli operatori e consulenti coinvolti nella gestione della vicenda, evidenziavano unanimemente “difficoltà della coppia collocataria a rinunciare al ruolo genitoriale e a favorire il distacco della bambina dalla loro famiglia”, tanto che il Tribunale per i Minorenni, con decreto del 31 marzo scorso, disponeva la revoca del collocamento della minore presso la famiglia collocataria ed il suo inserimento presso una “famiglia-ponte”, con generalità e indirizzo secretati, al fine di preservare il benessere psicologico della minore e giungere al progressivo ricongiungimento con la madre biologica, provvedimento inattuato, in considerazione del fatto che ogni reiterato tentativo di esecuzione da parte del servizio sociale risultava vano.
Alla luce degli accertamenti espletati sembrerebbe che li indagati di fatto abbiano ostacolato l’esecuzione del provvedimento, ponendo in essere una condotta di apparente collaborazione, di fatto volta a indurre la piccola di soli 6 anni, a rifiutare l’accoglienza dei Servizi Sociali del Comune di Siracusa.

In concomitanza con la reiterazione dei tentativi di esecuzione del provvedimento del Tribunale per i minorenni gli indagati interrompevano progressivamente ogni forma di socialità della bambina , smettendo di frequentare la cooperativa individuata , dove avvenivano gli incontri con la madre naturale, la Neuro Psichiatria Infantile, da cui era seguita, la scuola di danza e, in ultimo, anche la scuola, da cui la bimba si è assentata per mesi quasi ininterrottamente dal mese di marzo.
Dopo un primo periodo in cui la bambina si era ambientata nella nuova scuola, a partire dal mese di marzo (coincidente con i provvedimenti del Tribunale per i Minorenni) la piccola ha cominciato a mostrare, pressoché quotidianamente, una forte resistenza ad entrare in classe.
Da lì venivano accertate una serie di condotte allo stato integranti una sorta di “dissimulazione” volta esclusivamente ad ottenere la presenza scolastica della minore, seppure per durata e modi assai ridotti.
L’ente inizialmente incaricato dal servizio sociale di seguire il percorso di riavvicinamento della minore con la madre biologica, rassegnava in apposita relazione un quadro comportamentale dei genitori collocatari definito “altamente maltrattante” (al punto da costringere l’ente incaricato ad abbandonare il percorso), ingenerato dall’ostilità degli stessi di rispettare i provvedimenti del Tribunale per i Minorenni, a partire dalla sentenza del luglio 2025 che riconosceva il diritto della madre biologica di avviare un percorso di riavvicinamento con la figlia.
Avviate le indagini sul nucleo familiare sin dalle prime fasi emergevano decisivi elementi di conferma del già tracciato quadro maltrattante ad opera degli esperti definito come “altamente maltrattante”, traducentesi in insopportabili pressioni psicologiche .
La condotta posta in essere ai danni della minore ha restituito apparenti forme di manipolazione volte ad indurre la piccola ad una lacerante scelta fra i “genitori buoni” e la “madre cattiva”, con il fine ultimo perseguito dai coniugi di ostacolare l’esecuzione del provvedimento del Tribunale. Per raggiungere tale scopo, gli indagati hanno posto in essere quelle che possono allo stato essere definite vere e proprie tecniche di induzione della minore a rifiutare la madre biologica, volutamente dipinta dagli indagati, in sua presenza, in modo deplorevole e denigratorio.
Le attività tecniche hanno poi dato prova delle forme di resistenza messe in atto dagli indagati, con la partecipazione della bambina , in tal modo esposta a forme di spettacolarizzazione potenzialmente idonee a ingenerare nella minore un progressivo accumulo di disagio (come comprovato dagli esperti in neuropsichiatria che l’hanno in carico).
E’ stato possibile ricostruire un quadro indiziario di condotte dai caratteri maltrattanti compiute fra le mura domestiche, direttamente rivolte verso la minore, divenuta oramai bersaglio principale delle tensioni e dei nervosismi vissuti dagli indagati nella gestione della complessa vicenda creatasi, i quali, sovente, si rivolgono alla piccola con toni, gesti, parole, fino ad arrivare a vere e proprie minacce, di sicuro non consoni ad un rapporto familiare con una bimba così piccola e certamente suscettibili di cagionare traumi ulteriori ed una condizione di soggezione e prostrazione.
Sebbene strumentalizzata e coinvolta nella perenne recita posta in essere per dissimulare l’intenzione di non ottemperare al provvedimento del Tribunale dei minori, la piccola sembrerebbe poi denigrata ed umiliata le volte in cui non appariva all’altezza della ”recita” concordata .
Le costanti pressioni esercitate, il continuo coinvolgimento della bambina nelle strategie di volta in volta da adottare in occasione dei programmati interventi dei servizi sociali di fatto sembrerebbero avere attribuito alla minore una forte responsabilità ed un peso in merito alle future decisioni che la bambina avrebbe manifestato pubblicamente anche durante i tentativi di consegna ai servizi sociali, facendo dipendere il benessere dei collocatari dalla sua scelta di non separarsi da loro.
Secondo la valutazione operata dai tecnici la bambina ha iniziato a manifestare “palesi segni di disagio psicofisico, chiaramente dovuto al fatto che si sia trovata in mezzo ad un tiro alla fune”; …. a seguito di questa vicenda è maltrattata e potrebbe rischiare il manifestarsi di quadri psicologici.

All’esito della notifica dell’ordinanza è stata data esecuzione al provvedimento del Tribunale per i minorenni rimasto fino ad oggi ineseguito .

E’ d’obbligo evidenziare come allo stato si tratti comunque di un quadro indiziario meritevole di successivo approfondimento nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati

By Redazione

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