Enzo Jannacci, il cantautore che raccontava gli ultimi: quando la canzone aveva un’anima
Dal "Vengo anch'io" a "Vincenzina e la fabbrica": la lezione di un medico-poeta che dava voce ai dimenticati. La differenza con le hit di oggi? Allora le canzoni avevano senso, storie vere, dignità MILANO – Enzo Jannacci non cantava per riempire classifiche. Cantava per raccontare. Medico di professione, poeta per vocazione, ha attraversato mezzo secolo di musica italiana portando sul palco chi non aveva voce: operai, emarginati, alcolizzati, sognatori falliti. Le sue canzoni erano ritratti di vita vera, non slogan da ballare e dimenticare. Storie di dignità e solitudine "Vincenzina e la fabbrica", "El portava i scarp del tennis", "Quelli…
