CATANIA – Mancava poco a mezzanotte in piazza Beppe Montana. La notte dell’11 giugno si è scatenato l’inferno. Trappeto Nord è diventato teatro di un violento conflitto a fuoco, frutto di una frattura interna tra due fazioni del clan Cappello-Bonaccorsi: quella che fa riferimento ad Andrea Calabretta e quella a Sebastiano Miano “piripicchio”. Il bilancio: tre minorenni feriti, uno dei quali ancora ricoverato in gravi condizioni al Policlinico. La dinamica è stata ricostruita con precisione dalla Squadra Mobile attraverso le immagini della videosorveglianza.
Il commando e lo scontro a fuoco in mezzo alla folla
Un commando di sei uomini con il volto coperto, a bordo di tre scooter, ha fatto irruzione nell’area antistante un chiosco-bar aprendo il fuoco contro un gruppo di giovani. Le persone nel mirino, tuttavia, erano state allertate da un ragazzo: due di loro, un sedicenne e un maggiorenne, hanno imbracciato le pistole e risposto agli spari. Ne è scaturito un prolungato scambio di colpi in mezzo alla folla: uno dei ragazzini, arretrando verso il parco, ha esploso diversi proiettili prima di essere raggiunto dai colpi e costretto ad abbandonare sul marciapiede una semiautomatica; un secondo ha replicato al fuoco riparandosi dietro il chiosco. Sul posto la Polizia ha rinvenuto 27 bossoli e uno scooter crivellato.
L’inseguimento e l’evaso con il giubbotto antiproiettile artigianale
Intanto, in via San Paolo a Gravina di Catania, una pattuglia dei Carabinieri ha intercettato i tre scooter in fuga, tutti con targhe occultate. Durante l’inseguimento uno dei passeggeri è caduto a terra, tentando di disfarsi in un terreno di una pistola calibro 9×21, rubata e con il colpo in canna. Bloccato, l’uomo — Pasquale Licandro, evaso dagli arresti domiciliari — indossava una surreale “armatura”: un giubbotto antiproiettile artigianale assemblato con libri, un lenzuolo e nastro isolante. È stato arrestato con le accuse di tentato omicidio premeditato in concorso, ricettazione, evasione e porto d’armi, aggravate dal metodo mafioso per aver agito nell’interesse del clan Cappello-Bonaccorsi.
Altri due fermi: il minorenne ferito e il pusher irreperibile
Le indagini incrociate hanno portato ad altri due fermi ritenuti decisivi. Dopo le dimissioni dall’ospedale, è finito in manette il minorenne ferito durante il contrattacco nel parco, ora trasferito all’Istituto penale per i minorenni di Catania Bicocca. Il terzo arresto riguarda Giuseppe Ponzo, che ha sparato da dietro il chiosco: inizialmente irreperibile, è stato rintracciato dalla Squadra Mobile il 17 giugno proprio mentre spacciava in via Capo Passero e condotto nel carcere di Bicocca con l’accusa di tentato omicidio e porto abusivo di armi, anche in questo caso con l’aggravante di avere agevolato il sodalizio mafioso.
Motivo banale, conflitto armato: caccia aperta agli altri cinque
Resta da chiarire la causa scatenante di questa cruenta resa dei conti interna all’organizzazione criminale. Anche stavolta le indagini portano a un motivo banale che poi si è trasformato nel conflitto armato. La caccia agli altri cinque è apertissima.
