MILANO – I segni dell’assalto e della guerriglia urbana vissuta nel cuore di Milano restano impressi non solo nei danni alle vetrine del centro, ma anche sulle ferite di chi si è trovato in prima linea per garantire la sicurezza della città. Intervistato in esclusiva, Angelo De Simone, dirigente della Polizia di Stato a Milano, ha ricostruito i concitati e drammatici momenti degli scontri avvenuti in piazza Duomo e nelle vie limitrofe.
Ferito alla testa ma in prima linea fino al termine delle operazioni
Raggiunto da una pietra lanciata da gruppi di giovanissimi durante le fasi più concitate della protesta, il funzionario ha riportato una ferita al capo medicata successivamente con quattro punti di sutura. Nonostante il volto sporco di sangue e la gravità della situazione, De Simone non ha abbandonato il campo, continuando a coordinare senza sosta i reparti mobili e le volanti impegnate nei caroselli e negli interventi di contenimento.
«Abbiamo affrontato un’ondata di violenza inaudita» ha spiegato il dirigente, descrivendo la ferocia di gruppi organizzati composti in gran parte da giovanissimi, spesso minorenni, intenzionati a devastare, lanciare oggetti contro le forze dell’ordine e saccheggiare le attività commerciali del centro.
«Tornato subito in servizio per garantire la sicurezza»
L’episodio testimonia la grande tensione accumulata nelle ultime quarantotto ore nella capitale lombarda, dove le forze dell’ordine si sono trovate di fronte a una nuova forma di criminalità giovanile di piazza.
Nonostante la prognosi e le ferite riportate durante i tafferugli, De Simone non ha voluto fermarsi: già l’indomani mattina è tornato regolarmente in servizio per proseguire il coordinamento dei presidi di sicurezza pubblica e delle attività di identificazione dei responsabili. Un segnale chiaro di fermezza di fronte a una pericolosa emergenza sociale e di ordine pubblico che richiede una risposta immediata da parte delle istituzioni.
