Ars: Carta e Spada litigano, ma poi fanno pace

Tensioni a Sala d'Ercole sulla Variazione di Bilancio: bagarre sull'emendamento da 4 milioni destinato a selezionati comuni ad alto rischio ambientale. Accuse incrociate tra opposizioni e maggioranza sul depuratore IAS e i fondi AERCA.
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PALERMO – Clima arroventato e toni altissimi a Sala d’Ercole nel corso dell’ultima seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana dedicata all’esame della Manovra correttiva. La discussione sugli emendamenti ha fatto registrare momenti di forte contrapposizione su due capitoli cruciali: la gestione della depurazione industriale dello IAS di Priolo e la presunta “sartorialità” dei criteri di ripartizione dei fondi destinati ai comuni ricadenti nelle Aree ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA).

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Depuratore IAS e ATI Siracusa: lo snodo da 6 milioni

Ad accendere il dibattito nelle prime battute è stato il nodo legato al collettamento ed alla continuità operativa del depuratore IAS (oggi sotto amministrazione giudiziaria). Un intervento d’Aula ha sottolineato la necessità di destinate 6 milioni di euro all’ATI di Siracusa per garantire l’allacciamento del Porto Grande e dei comuni dell’hinterland – inclusi Siracusa, Melilli, Priolo e Solarino – senza procedere a pre-trattamenti e salvaguardando il futuro della struttura pubblica prima del dissequestro.

Dai banchi dell’opposizione sono arrivate dure contestazioni sull’uso dei fondi pubblici destinate alle ATI idriche, ventilando il rischio di favorire manovre clientelari o nuove assunzioni anziché prioritari investimenti strutturali e compensazioni di bilancio.

Articolo 90 e fondi AERCA: “Norme ad hoc per favorire singoli comuni”

La vera bagarre è esplosa durante l’esame dell’articolo 90, norma pensata per erogare un contributo da 4 milioni di euro ai comuni situati nelle zone ad alto rischio di inquinamento industriale.

Diversi parlamentari dell’opposizione – tra cui Tiziano Spada, Adriano Varrica, Michele Catanzaro e Stefano Zito – sono partiti all’attacco denunciando come il testo, attraverso un “ricamino normativo”, restringesse il campo dei beneficiari a pochissime amministrazioni vicine ai partiti di governo (tra cui Melilli e Augusta), escludendo gli altri comuni inseriti nei decreti regionali AERCA delle province di Siracusa, Caltanissetta e Messina.

«Non è possibile fare distinzioni quando si parla della salute dei cittadini colpiti dall’inquinamento dei petrolchimici – è stato evidenziato dai banchi dell’opposizione –. Questo articolo maschera una marchetta con il rischio idrogeologico per favorire solo chi ha le raffinerie ed ha avviato interventi nell’anno in corso, escludendo realtà come Gela, Butera ed altri centri dell’area ad alto rischio. Scrivete direttamente i nomi dei comuni anziché prendere in giro i siciliani».

La replica della maggioranza e del sindaco di Melilli

A difendere la ratio della norma è intervenuto il parlamentare e sindaco di Melilli Giuseppe Carta, che ha risposto con fermezza alle accuse:

«I fondi devono andare prioritariamente a quei comuni costieri che ospitano le raffinerie e le industrie chimiche – ha replicato Carta –, territori che subiscono l’impatto ambientale diretto, le problematiche legate ai pozzi ed i dissesti idrogeologici sui centri abitati ripagati a spese dei propri cittadini. Non si possono equiparare comuni che vivono a ridosso degli impianti con realtà che in passato sono entrate nei decreti AERCA solo per contiguità politica senza avere una sola industria sul proprio territorio».

Voto e rinvii

Dopo lo scambio di battute e la bocciatura dell’emendamento correttivo 90.12 (respinto con 32 voti contrari e 23 favorevoli), dall’Aula è arrivata la richiesta di accantonare la norma e ridiscuterne il perimetro complessivo in sede di Legge di Stabilità, al fine di evitare disparità di trattamento tra gli enti locali siciliani.

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