Our website use cookies to improve and personalize your experience and to display advertisements(if any). Our website may also include cookies from third parties like Google Adsense, Google Analytics, Youtube. By using the website, you consent to the use of cookies. We have updated our Privacy Policy. Please click on the button to check our Privacy Policy.

Bar cavallino rosso chiuso, Caligiore Antiracket: “Sconfitta della società”

La chiusura del bar Cavallino rosso non è una sconfitta delle associazioni antiracket ma dell’intera comunità”. E’ una disamina amara quella di Paolo Caligiore, coordinatore provinciale delle associazioni antiracket, fatta a voce alta e condivisa con le persone presenti nell’atrio del municipio di Palazzolo Acreide, in occasione della presentazione del libro del giornalista Paolo Borrometi “Un morto ogni tanto”. La vicenda è quella relativa alla tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei titolari dell’esercizio commerciale di piazzale Marconi, chiuso ormai da diversi mesi perché per i proprietari è scattato il servizio di protezione e vivono in una località sicura per evitare il rischio di ritorsioni. Un caso per il quale nel mese di giugno il tribunale penale di Siracusa ha inflitto la condanna a 3 anni di reclusione a carico di Luciano De Carolis. Determinanti ai fini della condanna sono state le dichiarazioni rese dai gestori e dal banconista del bar, da cui sono scaturite le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale. Come si ricorderà, l’esponente del clan “Bottaro-Attanasio”, avrebbe fatto consumare alle persone che si trovavano in sua compagnia alcuni bicchieri vodka senza pagare la consumazione. “La pretesa dei servizi gratis – dice Caligiore – è un’azione più subdola della classica estorsione con la richiesta del pizzo perché è un modo di affermare la supremazia dei malavitosi”. Caligiore ha subito 3 attentati ai danni dei supermercati che gestiva nel 1991 a Palazzolo, centro collinare in cui che in quell’anno si sono verificati 8 attentati nel giro di 5 mesi. Tanto è bastato per fare reagire i commercianti che hanno organizzato turni di ronde notturne per prevenire l’azione di malintenzionati. Da quell’esperienza è scaturita la prima associazione antiracket della provincia siracusana, costituita il 28 febbraio 1992, dedicata a Pippo Fava, il giornalista palazzolese vittima della mafia. “Se oggi Palazzolo è considerata un’isola felice – dice Caligiore che in quel periodo delicato ha rifiutato la scorta – lo si deve alla reazione dei commercianti e dei cittadini che hanno fatto fronte comune ribellandosi al racket delle estorsioni. E lottiamo ogni giorno perché non ci sia cedimento alcuno”.

Ma Caligiore, dall’alto dell’esperienza maturata sul campo, sa che le vittime di estorsioni e di usura difficilmente denunciano. “Sarebbe bene – dice – che, oltre a leggere e commuoverci per i libri, come quello di Borrometi, in cui si approfondisce il fenomeno del racket, ci fosse un moto di solidarietà non apparente della società civile ma reale e concreta in modo da essere realmente vicini alle persone che, denunciando i loro strozzini, finiscono per essere isolate rischiando in prima persona e, come nel caso dei titolari del Cavallino rosso, di chiudere i battenti delle loro attività economiche. A volte non basta che magistratura e forze dell’ordine garantiscano il massimo dell’efficienza; non basta che le associazioni antiracket siano vicine ad imprenditori e commercianti dal momento della denuncia fino a quella del processo. E’ fondamentale che si programmino mobilitazioni a sostegno delle vittime del racket. Immagino una manifestazione di solidarietà da parte di associazioni e cittadini davanti a quel bar di piazzale Marconi, chiuso senza che nessuno si sia chiesto il perché, come se fosse del tutto naturale che un imprenditore che denunci, debba subire anche il disagio e la beffa della chiusura della propria attività. La vera sconfitta della società, subentra con l’affermazione del movimento antiestorsione di facciata che non serve a incoraggiare altri imprenditori a ribellarsi al racket e a denunciare gli estorsori”.

Francesco Nania

 

By Redazione

Related Posts