Beppe Grillo a “Pulp Podcast”: “Sono stato estromesso dal Movimento 5 Stelle. Ora è un partito normale”

Intervistato da Fedez e Mr Marra, il fondatore del M5S ha ripercorso la nascita del Movimento, il rapporto con Casaleggio e Di Maio, i confronti con Draghi e Mastella e quella che definisce una rimozione della sua figura dal racconto pubblico
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Intervistato da Fedez e Mr Marra, il fondatore del M5S ha ripercorso la nascita del Movimento, il rapporto con Casaleggio e Di Maio, i confronti con Draghi e Mastella e quella che definisce una rimozione della sua figura dal racconto pubblico

Intervistato da Fedez e Mr Marra ai microfoni di “Pulp Podcast”, Beppe Grillo ha ripercorso la propria esperienza politica, soffermandosi sulle origini del Movimento 5 Stelle, sulle trasformazioni successive e sul ruolo da lui ricoperto nel corso degli anni.

L’ex comico ha rivendicato il carattere originario del Movimento, sottolineando di non aver mai avuto l’intenzione né la possibilità di costruire una struttura partitica tradizionale.

«Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere di farlo, non ho le facoltà. Posso dare degli input a delle idee», ha affermato Grillo, ricordando anche i costi personali legati al suo impegno politico.

«Con la politica io ci ho rimesso un sacco di soldi, un po’ di salute, una parte della mia famiglia, perché non sono mai stati d’accordo», ha raccontato.

Grillo ha quindi rievocato le fasi iniziali del progetto politico, a partire dalla collaborazione con Gianroberto Casaleggio.

«Siamo partiti con Casaleggio. Poi, mancando Casaleggio, sono rimasto un po’ privo. Poi c’è stato Di Maio, bravissimo, per l’amor di Dio, però… Poi ho fatto il garante, che non contava quasi nulla. La situazione si è evoluta».

L’ex comico ha ricordato che né lui né Casaleggio si candidarono mai alle elezioni e che il Movimento fu fondato nel giorno di San Francesco.

“Il Movimento 5 Stelle oggi è un partito normale”

Secondo Grillo, il M5S avrebbe ormai assunto caratteristiche molto diverse da quelle originarie.

«Oggi il M5S è un partito normale», ha dichiarato. E sulla propria posizione ha aggiunto: «Sono stato estromesso, è un dato di fatto. Ma non ho rimpianti. Ora il Movimento è un’altra cosa».

In merito all’attuale evoluzione del Movimento, Grillo ha utilizzato toni fortemente ironici e critici, parlando di un’organizzazione «in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli», e descrivendo i suoi protagonisti come «persone che si agitano in un movimento che di progressista ha solo la paralisi progressiva».

A suo giudizio, la trasformazione avrebbe tradito lo spirito iniziale del progetto.

«Il Movimento doveva essere compostabile, non biodegradabile», ha detto. «Mi sento postumo di me stesso da vivo. Tutto quello che dicevo vent’anni fa deve ancora arrivare qua. Questo è il disagio».

La denuncia sulla presunta rimozione dal racconto pubblico

Nel corso dell’intervista Grillo ha denunciato anche quella che considera una progressiva marginalizzazione della propria figura nella memoria pubblica e mediatica.

«Ho fatto cinque Festival con Baudo, ho vissuto con lui una vita, fanno un programma su di lui e io non ci sono», ha raccontato, riferendosi al rapporto con Pippo Baudo.

Ha poi ricordato di aver ricevuto un David di Donatello, sottolineando di non essere stato inserito nell’elenco dei vincitori in occasione della presentazione della cerimonia.

Grillo ha citato anche il rapporto con Gino Paoli, con il quale aveva condiviso una tournée e un legame di amicizia.

«Gino Paoli fa l’ultima intervista in vita, io e lui in tournée insieme, amicissimi, fa un’intervista e Cazzullo gli chiede di Grillo. Lui parla di me benissimo, ma tagliano la risposta», ha affermato.

Da questi episodi, l’ex comico ha detto di aver maturato la sensazione che possa esserci «una piccola manovra per togliere dalla memoria» il suo nome.

Il rapporto con Mario Draghi e l’ironia come strumento politico

Non sono mancati i riferimenti ai rapporti con alcuni protagonisti delle istituzioni, a partire da Mario Draghi.

«Con Draghi, questo banchiere del diavolo che pensava fossi quello che saltava e lo mandava affanculo, ci siamo trovati, ognuno coi propri dubbi», ha raccontato Grillo.

Secondo la sua ricostruzione, dopo un primo momento di osservazione reciproca, tra i due sarebbe nato un rapporto basato anche sull’ironia.

«Ci siamo scrutati, poi con ironia ci siamo trovati», ha detto, ricordando uno scambio di messaggi: «Io gli scrivevo: “Le fragole sono mature”. E lui rispondeva: “I mirtilli no”».

Grillo ha spiegato di aver utilizzato l’ironia anche in passato per comprendere meglio le persone con cui si confrontava. Ha quindi ricordato un episodio risalente al periodo in cui Clemente Mastella era ministro dell’Interno.

«In un post scrissi: “Mastella è nel bosco, attenti”. Lui mandò la polizia dietro casa sua», ha raccontato. «Per capire chi ho di fronte ho sempre giocato sull’ironia».

Il passaggio sulla situazione del figlio Ciro

In chiusura, Grillo ha fatto un riferimento personale al figlio Ciro, parlando di un periodo complesso che, secondo quanto raccontato, starebbe affrontando.

«Mio figlio Ciro sta attraversando un periodo un po’ particolare, di enorme pesantezza, che sta risolvendo», ha dichiarato.

Grillo ha poi ricordato il percorso del figlio, spiegando che si è laureato con 110 e lode, ha costruito una famiglia, è padre di una figlia e sta studiando per diventare penalista.

«Ha una figlia stupenda, una moglie e studia per diventare penalista e gridare al mondo la sua innocenza; vuole difendersi da solo e gridare la sua innocenza», ha concluso.

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