PALERMO – Si è concluso con 46 condanne e 5 assoluzioni il troncone più corposo del processo scaturito dal maxi-blitz “Grande Inverno”, l’operazione che a febbraio dello scorso anno portò all’arresto di 180 persone nel Palermitano. La sentenza è stata emessa al termine del rito abbreviato dal GUP Patrizia Ferro, che ha accolto in gran parte le richieste formulate dalla Procura (rappresentata dal procuratore aggiunto Francesca Mazzocco e dai sostituti Federica La Chioma, Gaspare Spedale, Andrea Fusco e Daniele Di Maggio).
Alla sbarra si trovavano storici capi mafia, gregari, donne di cosa nostra e familiari delle figure apicali dei mandamenti.
I nomi chiave e le pene inflitte
Tra le figure principali raggiunte dalle condanne spicca quella di Giuseppe Auteri, noto come “Vassoio”, catturato a marzo 2024 dopo un periodo di latitanza durante il quale avrebbe continuato a gestire gli affari della cosca. Insieme a lui, pene severe per i vertici dei clan di Porta Nuova e dintorni:
- Calogero Lo Presti: 20 anni di reclusione.
- Stefano Comandè: 17 anni e 4 mesi.
- Pietro Pozzi: 15 anni.
- Cristian Cinà: 14 anni.
- Giuseppe Auteri, Cristian D’India, Lillo Fanara, Giovan Battista Marino (cl. ’73): 13 anni e 4 mesi ciascuno.
- Angelo Costa, Carlo Pellitteri: 10 anni e 8 mesi.
- Tommaso Lo Presti (“il lungo”): 5 anni.
- Teresa Marino: 3 anni.
Complessivamente le condanne hanno riguardato 46 imputati, comprendendo parenti e figure di supporto alle famiglie mafiose. Nel corso del procedimento è intervenuto il decesso dell’imputato Nunzio La Torre, per il quale la Procura aveva formulato una richiesta di pena a 16 anni e 8 mesi.
Assoluzioni e quadro processuale
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha contestualmente pronunciato 5 assoluzioni a favore degli imputati Alfio Pappalardo, Gaetano Fernandez, Gioacchino Di Maggio, Giuseppe D’Angelo e Giuseppe Corradengo, dichiarandoli estranei ai fatti contestati.
L’imponente quadro probatorio emerso dalle indagini sull’operazione “Grande Inverno” trova così una prima importante conferma nel giudizio di primo grado.
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