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Casetta dell’Acqua a Cavadonna: ora tocca al Comune

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Qualcosa, finalmente, si muove sulla questione della Casetta dell’Acqua della Casa circondariale di Cavadonna. Ma, secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Cavallaro, ancora non abbastanza.

Il 16 luglio il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia aveva presentato un’interrogazione sulle criticità segnalate dal Garante dei detenuti, chiedendo all’Amministrazione comunale quali iniziative fossero state assunte o fossero in programma e quali interlocuzioni fossero state avviate con gli enti competenti. Tra le questioni di più immediata competenza locale era stato indicato anche il mancato funzionamento della Casetta dell’Acqua, con la richiesta di ripristinare il servizio.

La risposta avrebbe dovuto arrivare durante la seduta del Consiglio comunale del 3 agosto. In assenza dei rappresentanti dell’Amministrazione chiamati a rispondere, il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia aveva abbandonato l’aula per protesta. Il giorno successivo Cavallaro aveva inoltre chiesto formalmente una risposta scritta, sollecitando anche il Segretario generale, il Sindaco e il Presidente del Consiglio comunale a intervenire per garantire le prerogative dei consiglieri.

A oggi, 27 agosto, dal Comune non è però arrivato alcun riscontro.

Nel frattempo, dopo un ulteriore sollecito del 14 agosto, è arrivata la risposta di Aretusacque. Il gestore ha precisato di essere subentrato nella gestione del servizio idrico integrato il 25 giugno 2026 e ha spiegato che sono in corso con il Comune di Siracusa verifiche tecniche sulle modalità di alimentazione dell’impianto e sulla possibilità di inserire la Casetta dell’Acqua nel perimetro delle infrastrutture affidate al nuovo gestore.

Una risposta che, secondo Cavallaro, rappresenta un passo avanti, ma non ancora la soluzione. Il problema concreto resta infatti: da mesi i detenuti non possono usufruire di un servizio che consentiva loro di avere acqua da bere senza dover acquistare bottiglie.

Proprio per questo il consigliere ha deciso di rivolgersi nuovamente al Segretario generale, coinvolgendo anche il Direttore generale del Comune, chiedendo che venga finalmente fornito un riscontro all’interrogazione e che siano chiariti tempi e modalità per il ripristino del servizio.

«Non si tratta di chiedere un favore – sottolinea Cavallaro – ma di esercitare una funzione istituzionale attribuita dalla legge e dal mandato ricevuto dai cittadini».

La vicenda, secondo il capogruppo di FdI, pone anche una questione più generale sul rapporto tra Amministrazione e Consiglio comunale e sul diritto dei consiglieri a ottenere risposte agli atti ispettivi presentati.

«Qui non si tratta di cercare colpevoli – conclude Cavallaro – ma di risolvere una questione concreta, con un evidente profilo umano e sociale, e di garantire il corretto rapporto tra Amministrazione e Consiglio comunale. Aretusacque ha risposto. Ora attendiamo che lo faccia anche il Comune».

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