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Caso Marina di Priolo, Arangio: “Basta parlare alla pancia della gente, servono soluzioni rispettose delle regole”

L'ex consigliera su Facebook: "Riserva e litorale devono convivere. Restrizioni esistono dal 2000, chi mente sa di mentire"
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PRIOLO GARGALLO – Marina di Priolo e riserva naturale al centro del dibattito politico. A intervenire è l’ex consigliera Patrizia Arangio, che in un lungo post su Facebook accusa amministratori ed ex amministratori di raccontare “mezze verità” e di cavalcare il malcontento popolare senza spiegare le restrizioni esistenti.

“C’è chi parla alla pancia della gente insoddisfatta, che pretende giustamente un litorale pulito, musica e intrattenimenti. Ma c’è anche una riserva naturale che chiede il rispetto delle regole”, dichiara Arangio. “L’una non esclude l’altra, devono convivere. Piuttosto che esasperare la gente, bisogna spiegare che esistono restrizioni e vanno trovate soluzioni ponderate”.

L’ex consigliera ricorda che le limitazioni sono in vigore dal 2000: “Se hanno pulito la spiaggia con mezzi cingolati, fatto spettacoli ad alto volume e fuochi d’artificio, lo hanno fatto pur consapevoli che la normativa non lo consentiva. Chi dice che tutto si può, mente sapendo di mentire”.

Arangio propone alternative concrete: pulizia manuale della spiaggia, spettacoli nel rispetto dei decibel, eventi come le “cantate in spiaggia con chitarra e djambè, bagno di mezzanotte. Tutto si può fare rispettando le regole, niente è impossibile”.

Dura la critica a chi minaccia la chiusura della riserva: “Negli anni passati la pirite era catalogata come rifiuto speciale pericoloso e nessuno se n’era accorto. Oggi che è catalogata non pericolosa, improvvisamente si corre alla salute pubblica. La pirite va tolta, ma non usata come minaccia velata”.

“Marina di Priolo è un volano economico, altrettanto lo è la riserva. Entrambe devono convivere”, conclude Arangio. “A chi pensa di aprire una campagna elettorale parlando alla pancia della gente e raccontando mezze verità, dico che sarò sempre pronta a raccontare l’altra mezza verità che nascondete in tasca”.

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