VENEZIA – Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare che disciplina procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito.
Il provvedimento è passato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni, al termine di una seduta caratterizzata da un confronto durato oltre dieci ore. Il Veneto diventa così la quarta Regione italiana, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ad approvare una legge sul fine vita e la prima amministrata dal centrodestra a dare il via libera a una normativa di questo tipo.
Il voto in Consiglio regionale
L’approvazione è arrivata con un voto trasversale, anche se all’interno del centrodestra non si è registrata una posizione unitaria.
La Lega e Forza Italia hanno lasciato libertà di coscienza ai propri consiglieri, mentre Fratelli d’Italia ha espresso una posizione contraria compatta. I 32 voti favorevoli sono arrivati dagli 11 consiglieri della Lega, compresi il presidente della Regione Luca Zaia e Alberto Stefani, dai 4 esponenti della lista collegata al presidente della Giunta e da un consigliere di Forza Italia.
A questi si sono aggiunti i voti delle opposizioni: 10 del Partito Democratico, 2 di Alleanza Verdi e Sinistra e un voto ciascuno da Movimento 5 Stelle, liste civiche, Riformisti, Liga Veneta Repubblica e gruppo Misto.
I 14 voti contrari sono stati espressi dai 9 consiglieri di Fratelli d’Italia, da 2 esponenti della lista autonomista “Resistere Veneto”, da 2 consiglieri della Lega e dal consigliere Stefano Valdegamberi, ex leghista e vicino all’area vannacciana.
Le 5 astensioni sono arrivate da un consigliere della Lega, uno dell’Udc, uno della lista Stefani e due esponenti di Forza Italia.
Zaia: «Una risposta ai pazienti»
Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha definito l’approvazione una risposta necessaria alle persone che, in presenza delle condizioni previste dalla giurisprudenza, chiedono di poter accedere al suicidio medicalmente assistito.
«Con questa legge si approva sostanzialmente, nell’alveo della legittimità giuridica, una procedura che sia rispondente alla gestione, per quanto possibile, dell’eventuale paziente che ha l’ok da parte del comitato etico», ha dichiarato Zaia, ricordando che in Veneto le richieste presentate dal 2019 a oggi sono state 31 e che soltanto 3 hanno ottenuto l’autorizzazione del comitato etico.
«È stato doveroso dare questa risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano», ha aggiunto.
Zaia ha inoltre precisato che il Consiglio regionale non era chiamato a decidere se approvare o respingere il fine vita in quanto tale.
«Il fine vita in Italia esiste dal 2019 e qualsiasi paziente terminale che presenta le quattro caratteristiche previste, cioè una diagnosi infausta, il mantenimento in vita attraverso supporti vitali, una grave sofferenza fisica o psichica e la libertà e consapevolezza nella scelta, può chiedere alla propria Ulss di valutare la situazione», ha spiegato.
Il presidente del Consiglio regionale ha sottolineato anche il clima di confronto che ha accompagnato l’esame del testo. «Sono state esposte chiaramente le ragioni del sì e del no, nel rispetto reciproco in aula», ha detto.
L’appello al Parlamento
Secondo Zaia, il voto del Veneto non deve essere interpretato come una sfida al Governo o al Parlamento, ma come un ulteriore invito ad approvare una legge nazionale.
«Spero che non sia un messaggio di sfida, ma un modo per dire: evitiamo che ci siano 50 leggi diverse in Italia e facciamo in modo che il Parlamento abbia un ulteriore livello di legittimazione per affrontare una legge nazionale», ha affermato.
«Se da un lato oggi rispondiamo a un bisogno dei pazienti, dall’altro comunichiamo a livello nazionale, dicendo al Parlamento di fare una legge nazionale che possa, come un ombrello, coprire le diverse norme regionali. È questo ciò che serve a un Paese», ha aggiunto.
Zaia ha ribadito che sul fine vita non esiste una divisione politica netta. «Sia a destra sia a sinistra ci sono favorevoli e contrari. Non c’è uno schieramento politicamente compatto. L’unica soluzione è affidarsi alla libertà di coscienza e considerare questi temi etici come una no fly zone da lasciare alla coscienza dei singoli», ha concluso.
Le reazioni dell’opposizione
Tra le prime reazioni favorevoli c’è quella del leader di Azione, Carlo Calenda, che ha evidenziato il ritardo del Parlamento nell’approvazione di una disciplina nazionale.
«Il Veneto è la quarta Regione ad approvare una legge sul fine vita ed è la prima governata dal centrodestra. Nel frattempo il Parlamento italiano è fermo da sette anni, nonostante la sentenza 242 della Corte costituzionale», ha dichiarato Calenda.
Secondo il leader di Azione, le Regioni sono intervenute perché lo Stato non avrebbe ancora completato il proprio percorso legislativo. «Mentre la politica rinvia, ci sono malati e famiglie che aspettano. Azione ha votato a favore della legge in Veneto, ma non possiamo continuare a lasciare alle Regioni il compito di sostituirsi al Parlamento», ha affermato.
Calenda ha quindi chiesto una legge nazionale che dia attuazione alla sentenza della Consulta senza restringerne le condizioni. «Ogni mese di ritardo significa un mese in più di sofferenza e incertezza per persone e famiglie che aspettano che lo Stato si assuma la responsabilità di decidere», ha concluso.
Favorevole anche il commento del segretario di Più Europa, Riccardo Magi, secondo cui l’approvazione dimostrerebbe che i territori sono più avanti rispetto al Governo nazionale.
Magi ha ringraziato l’Associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta sottoscritta da oltre 9 mila cittadini veneti, e ha rivolto un appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché venga avviato il percorso per una legge nazionale sul fine vita.
Il no di Fratelli d’Italia
Dalla maggioranza è arrivata invece la conferma della contrarietà di Fratelli d’Italia. Il senatore Matteo Gelmetti ha spiegato che il partito considera il fine vita una materia che dovrebbe essere regolata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
«Fratelli d’Italia ha assunto fin dall’inizio una posizione chiara e coerente: una materia delicata come il fine vita non può essere disciplinata in maniera differente da Regione a Regione», ha dichiarato Gelmetti.
Il senatore ha sottolineato che la contrarietà non sarebbe di natura ideologica, ma legata alla necessità di garantire una disciplina nazionale su temi che riguardano la vita, la dignità della persona e i diritti fondamentali.
«Siamo convintamente autonomisti e crediamo nell’autonomia come strumento per rendere più efficienti le istituzioni e più vicine ai cittadini. Esistono però materie che, per la loro natura e per le implicazioni etiche, giuridiche e costituzionali, richiedono necessariamente una disciplina nazionale uniforme. Il fine vita è certamente una di queste», ha affermato.
Gelmetti ha inoltre espresso soddisfazione per il lavoro svolto dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia e per alcuni emendamenti approvati durante l’iter.
Contrario anche il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che ha evidenziato il rischio di una frammentazione normativa.
«Se il Parlamento non legifera, ogni Regione andrà per conto suo. Sarebbe opportuno arrivare a una legge nazionale entro la fine della legislatura. Sono contrario alle leggi a macchia di leopardo», ha dichiarato, ricordando anche l’appello del presidente del Senato Ignazio La Russa a riprendere l’iter parlamentare.
La situazione nelle altre Regioni
L’Associazione Luca Coscioni ha tracciato un quadro dell’iter della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito” nelle diverse Regioni italiane.
Dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto, la discussione è in corso in Trentino-Alto Adige, nelle Province autonome di Trento e Bolzano, e in Umbria.
La proposta è stata depositata o è prossima al deposito, in attesa dell’avvio dell’iter, in Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia, Puglia, Lombardia e Piemonte. In Lombardia, il deposito è previsto per il 15 settembre.
Nel Lazio e in Calabria è invece in corso la raccolta delle firme, mentre non risultano ancora attivate le procedure in Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.
La protesta di Pro Vita & Famiglia
Di segno opposto la reazione di Pro Vita & Famiglia. Il presidente Antonio Brandi ha parlato di «un attacco alla vita e di un tradimento dei cittadini» da parte di alcuni consiglieri di centrodestra che hanno votato a favore della legge.
Secondo Brandi, la normativa sarebbe incostituzionale e dovrebbe essere impugnata dal Governo. Il presidente dell’associazione ha inoltre criticato la posizione assunta dalla Lega e il voto favorevole di Luca Zaia e Alberto Stefani, sostenendo che la legge sarebbe in contrasto con il programma elettorale del partito.
Il provvedimento approvato in Veneto riapre così il confronto politico e istituzionale sulla necessità di una disciplina nazionale del fine vita, mentre le Regioni proseguono con iter differenti e il Parlamento è chiamato a stabilire una cornice normativa uniforme per tutto il Paese.
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