BERLINO – L’economia tedesca continua a rimanere bloccata in una crisi strutturale da cui nessuna ricetta politica o programma di investimenti sembra al momento in grado di farla uscire. I dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica (Destatis) confermano per il terzo trimestre del 2025 un Prodotto Interno Lordo (PIL) a crescita zero, al netto dell’inflazione, dopo che il trimestre precedente (aprile-giugno) aveva fatto registrare una contrazione dello 0,2%.
La tanto annunciata svolta economica promossa dal governo di coalizione guidato dal Cancelliere Friedrich Merz (CDU) non trova riscontro nei numeri. Anche il mercato del lavoro evidenzia difficoltà crescenti: a settembre gli occupati sono diminuiti di 21.000 unità (quinto mese consecutivo di segno negativo), sommandosi alle perdite medie di 15.000 posti registrate ogni mese tra maggio e agosto.
Le cause del declino: automotive in picchiata e divario con l’estero
Il rallentamento attuale presenta contorni inediti per la storia recente della Repubblica Federale: in dieci degli ultimi dodici trimestri l’economia tedesca ha registrato una contrazione o una sostanziale stagnazione.
Un confronto con l’era pre-pandemia (2019) chiarisce le dimensioni del divario globale:
- Germania: Produzione economica sostanzialmente invariata rispetto al 2019.
- Stati Uniti: Crescita complessiva del +13% nello stesso arco temporale.
- Polonia: Incremento record della produzione del +15%.
Particolarmente emblematico è il ridimensionamento del settore automobilistico. Secondo le analisi della società di consulenza AlixPartners, nell’arco di otto anni la Germania è scivolata dal primo al quarto posto mondiale tra i Paesi esportatori di autoveicoli, superata dalla Cina, salita dal sesto alla prima posizione globale.
Mentre Berlino arranca, il resto dell’Eurozona mostra segnali di ripresa: nel terzo trimestre la Spagna ha registrato un incremento del PIL dello 0,6%, mentre la Francia si è attestata allo 0,5%.
Reazioni politiche e prospettive per il 2026
Di fronte alla persistente debolezza degli indicatori manifatturieri e al clima di sfiducia dei consumatori, il ministro dell’Economia Katherina Reiche (CDU) ha sollecitato interventi di vasta portata:
«Ora dobbiamo riformare i sistemi sociali, ridurre sensibilmente la burocrazia, rendere più resilienti le catene di approvvigionamento, ampliare l’offerta di lavoro e garantire la sostenibilità dei conti pubblici».
— Katherina Reiche, Ministro dell’Economia
Dello stesso avviso gli analisti finanziari: Jörg Krämer, capo economista di Commerzbank, ha evidenziato come gli effetti del pacchetto fiscale governativo si faranno sentire soltanto nel corso del 2026, precisando tuttavia che senza riforme strutturali l’impatto positivo rischia di essere temporaneo. Ad appesantire il quadro contribuiscono il calo degli ordini industriali (ai minimi dal 2010) e la flessione del barometro congiunturale DIW, sceso ad ottobre a 91 punti, frenato dalla concorrenza cinese e dalle tensioni nei commerci internazionali.
Ricevi le notizie di WLTV su Telegram, appena escono: iscriviti al canale
